Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

lunedì 29 luglio 2019

UNA STRAORDINARIA LEZIONE SULLA PREGHIERA

29 Luglio - Santa Marta

Santa Marta è ricordata ed onorata come un'amica di Gesù che lo ha ricevuto nella casa che condivideva con Lazzaro, suo fratello, e con Maria, sua sorella. Marta è ricordata come una donna pratica che, nel vangelo di Luca, è corretta da Gesù quando si lamenta che Maria lascia tutto il lavoro a lei. "Maria ha scelto la parte migliore", dice Gesù, il che significa che Maria, alimentata spiritualmente da Gesù, è meglio di Marta che nutre Gesù con l'alimentazione fisica.
Almeno questa è l'interpretazione tradizionale e così Marta è giunta a rappresentare la vita attiva insieme a Maria che rappresenta la vita contemplativa. L'unica divergenza da questa tradizione di cui io sono al corrente è Meister Eckhart che interpreta il commento di Gesù a Marta con questo significato: "Maria ha scelto ciò che per lei, per ora, è la parte migliore". Eckhart non ha dubbi sul fatto che Marta sia stata più avanzata nella sequela di Cristo, come si può vedere dalla sua compassione, dalla sua premura e dal suo desiderio di servire Gesù. La maturità cristiana è estatica in questo modo, nell'uscire da sé per dare piuttosto che ricevere, nell'assistere altri prima di pensare a se stessi. L'interpretazione di Eckhart sembra seguire l'insegnamento di Tommaso d'Aquino per il quale la forma più perfetta di vita è quella in cui non solo si contempla ma anche si condivide con gli altri i frutti della propria contemplazione.
E questa è l'immagine di Marta che emerge dal famoso episodio di Luca, capitolo 10. L'altra lettura evangelica che può essere scelta oggi è dal vangelo di Giovanni, capitolo 11. Vediamo che è la stessa Marta che si avvicina a Gesù mentre egli arriva alla loro casa quando Lazzaro era già morto. «Se tu fossi stato qui», dice a Gesù. È diretta, persino brusca, ancora una volta pratica e semplice nel suo reclamo.
Ma ora apprendiamo di più sul suo rapporto con Gesù e vediamo come le cose sono mature tra loro. "So che anche ora Dio ti darà tutto quello che vuoi", dice Marta. "Tuo fratello risorgerà", risponde Gesù. «Lo so», dice, forse con un tono di sarcasmo, «nella risurrezione, nell'ultimo giorno». Lo schema del vangelo di Giovanni è ben noto: a partire da un malinteso da parte di un ascoltatore Gesù porta lo stesso a un livello di comprensione molto più profonda e, in tal modo, rivela qualcosa di straordinario su se stesso. Queste rivelazioni, generate in esperienze di conversazione trascendentalmente fruttuosa, spesso cominciano con le parole "io sono". E così è qui: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno". Gesù chiede a Marta se lo crede e ciò la porta a una professione fruttuosa e feconda di verità: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo".
Questa donna, la cui personalità è già conosciuta dal vangelo di Luca, ci mostra che la preoccupazione pratica e l'azione compassionevole non costituiscono un ostacolo alle più profonde realizzazioni spirituali. Al contrario, sembra. E ci dà una straordinaria lezione di ciò che significa pregare. La preghiera che impariamo da Marta è semplicemente una conversazione con Gesù, una conversazione trascendentale. Ovviamente queste sono parole mie piuttosto che sue, mentre cerco di attingere qualcosa dalla ricca esperienza che lei testimonia. Pregare significa avvicinarsi al Signore con i nostri bisogni e le nostre rimostranze, non nascondere niente nel parlare con lui, aprire i nostri cuori, le menti e le vite alle sue parole giuste e curative ed essere aiutati a superare il ​​nostro attuale livello di comprensione per vedere di più del mistero divino che sta venendo nel mondo, per essere portati ulteriormente dentro la luce della verità su Gesù Cristo che è, come impariamo attraverso le domande di Marta, "la risurrezione e la vita".
L'incontro di Gesù con Marta in Giovanni 11 rivela la sua natura divina. Il suo incontro con Maria, sua sorella, che segue immediatamente, rivela la sua natura umana, mentre piange con lei per il suo amico che è morto. Ma la grandezza di Marta potrebbe essere trascurata, la lezione che ci offre su come stare con Gesù, come parlare con lui, come permettergli di correggerci e di portarci sempre più nel mistero della sua persona. Almeno oggi, la sua festa, dobbiamo onorare il ricordo di questa donna pratica, valorosa, saggia e compassionevole.

venerdì 26 aprile 2019

L'AMORE INDICA LA STRADA

Venerdì fra l'ottava di Pasqua

L'ultimo capitolo del vangelo di Giovanni è stato descritto come una sorta di ripetizione, ripresa o ricapitolazione di gran parte dei vangeli: la chiamata dei discepoli, i pani, l'eucaristia, il camminare sull'acqua, la brace di carbone, una pesca miracolosa, le reti, la pesca di uomini, Simon Pietro, Tommaso, Natanaele, i figli di Zebedeo, altri due (come altrove ci sono spesso "altri discepoli").
Allo stesso tempo, è ora detto "dall'altro lato". È post-pasquale e un po'surreale (gli esseri umani sono in mare e i pesci sono sulla riva). Succede "quando già era l’alba", tra il tempo dell'oscurità e la prima luce del giorno. Avviene tra acqua e terra. Ci potrebbe ricordare il segno di Giona, con gli uomini vomitati fuori dal mare. E Cristo come pesce e pane.
I discepoli sono indotti a vedere che Gesù è vivo ed è presente in mezzo a loro. L'amore indica la strada e il discepolo amato è il primo a parlare. Non è la prima volta che il vangelo di Giovanni ci insegna che l'amore è il primo a rendersi conto delle cose – il discepolo amato ha raggiunto la tomba prima di tutti, Maria Maddalena è stata la prima a incontrare il Risorto, ora l'amore indica la strada.
Pietro agisce in modo strano. Ci sono buone ragioni per questo. La brace di carbone sulla quale qualcuno sta preparando la colazione gli ricorda l'ultima volta che si era trovato davanti a un fuoco di carbone e aveva rinnegato Gesù. È noto che il suo triplice rinnegamento è ora annullato da una triplice affermazione del suo amore per Gesù. È ancora un capo nel gruppo, scelto per avere un'attenzione particolare, ‘soprintendendo’, in qualche modo, all'opera di pesca della Chiesa.
E l'Eucaristia è il modo supremo in cui i discepoli sanno di essere in presenza del Signore Risorto, riconoscendolo nella frazione del pane, lasciandosi nutrire da lui, dando se stessi in servizio amorevole agli altri così come lui ha dato completamente se stesso in amorevole servizio a noi.

giovedì 25 aprile 2019

LA CREATIVITÀ DEL DIO DELLE SORPRESE

Giovedì fra l'ottava di Pasqua


Pietro e Giovanni sono testimoni. Essi testimoniano gli eventi accaduti, la condanna e l'esecuzione di Gesù di cui tutti sono già a conoscenza, ma poi anche la sua risurrezione. Questo è il compito specifico dell'apostolo: essere testimone della risurrezione.
Questo li obbliga a diventare anche interpreti, maestri di un nuovo modo di leggere le Scritture. La legge, i profeti, i salmi, la promessa ad Abramo, l'alleanza con Mosè, l'insegnamento dei profeti da Samuele in poi ... tutto deve essere riesaminato alla luce di ciò che è successo. Abbiamo familiarità con l'idea che la vita e il ministero di Gesù assumono un nuovo significato quando li leggiamo alla luce della risurrezione. Ciò che gli apostoli ci insegnano è che tutta la storia dei rapporti di Dio con la gente assume un nuovo significato quando viene riletta alla luce della risurrezione.
Proprio come c'è continuità e discontinuità nell'esperienza dei discepoli del Risorto, c'è continuità e discontinuità nella comprensione della storia di Israele. Talvolta lo riconobbero e lui era per loro una persona familiare. In altre occasioni non riuscivano a riconoscerlo o addirittura li riempiva di paura e di inquietudine. Le antiche promesse fatte a Israele: sono realizzate o soppiantate nella risurrezione di Gesù? Ciò che è accaduto ha una continuità con quello che era successo prima o no? A questa domanda dobbiamo rispondere "entrambe le cose": c'è continuità nel compimento delle promesse, c'è discontinuità nel modo radicalmente inatteso in cui sono state realizzate.
Possiamo fare un passo ulteriore e dire che anche la vita della Chiesa e ogni vita vissuta alla luce di questa fede saranno caratterizzate dalla continuità e dalla discontinuità. A volte le cose si svolgeranno nei modi in cui ci aspettiamo a partire da ciò che abbiamo già sperimentato dei modi di agire di Dio con noi. Ma a volte le cose si svolgeranno in modi che non ci aspetteremmo o non sospetteremmo. Non c'è fine all'inventiva del "Dio delle sorprese" che è sempre creativo ed è anche sempre fedele.

Significa che la risurrezione non è semplicemente una questione di lasciare ciò che è “qui” per essere "lì", ma è una trasformazione di ciò che è “qui”, questo corpo, queste relazioni, questo comportamento, qui e ora. Non è solo una questione di aspettare qualche illuminazione futura, ma di nuovo significato, nuova luce, nuove possibilità per dove siamo ora e per chi siamo. Si tratta di ripensare il nostro passato, leggendolo alla luce della risurrezione, per vivere una nuova vita ora e in futuro.

mercoledì 24 aprile 2019

IL CONFORTO DELLA SUA PRESENZA

Mercoledì fra l'ottava di Pasqua

Qualcosa ha impedito loro di riconoscerlo. Cos'era? Paura o sgomento? Una cecità causata dall'umiliazione e dalla sconfitta? O il fatto che neanche per un momento avevano previsto una resurrezione quindi l'ultima cosa che poteva venir loro in mente era che potesse essere Gesù? O qualcos'altro?
La loro difficoltà a riconoscere che Egli era davvero risorto dai morti si è lentamente dissolta al vibrare della sua voce, alle parole del suo insegnamento, alla sua apertura delle Scritture per loro, quando mostrava come le parole delle Scritture si applicavano al Cristo, a ciò che gli doveva accadere...
Sempre senza riconoscerlo, gli chiedono di restare con loro, anche se lui fa come per andare avanti. Al loro invito rimane. Cosa significa? Stanno trovando conforto in quello che sta dicendo loro, nella Sua presenza, anche se non riconoscono ancora pienamente che è Lui. Ma poi prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro, e in queste azioni eucaristiche Lo riconoscono, nella frazione del pane, nella frazione (così sembra) della Sua presenza con loro.
Il messaggio è chiaro e potente, per la prima comunità dei credenti e fino a noi molti secoli dopo. Non avere paura. Abbi un cuore grande. Egli rimane con te, così come rimase con noi, nell'apertura delle Scritture e nella frazione del pane.

martedì 23 aprile 2019

MENTRE CERCAVA COLUI CHE IL SUO CUORE AMAVA

Martedì fra l'ottava di Pasqua



Le apparizioni della Risurrezione si possono forse definire più adeguatamente come ‘incontri di Risurrezione’. È apparso, sì, ed è stato visto, anche se a volte non immediatamente riconosciuto. Ma c'è anche la conversazione, lo stare seduti a tavola, il camminare insieme lungo la strada, il preparare la colazione, il mangiare pesce e con Tommaso, forse, toccare.
Né è necessaria semplicemente una vista fisica al fine di 'vedere' il Risorto. In molti di questi incontri c'è incertezza su chi sia, dubbio e discussione, paura e apprensione. Il Signore Risorto lo si incontra all’interno della fede e, in primo luogo, con l'amore. Coloro che hanno ascoltato la predicazione degli apostoli si sono sentiti 'trafiggere il cuore'. Maria piangeva mentre cercava colui che il suo cuore amava. Il discepolo prediletto è il primo a riconoscerlo nell'incontro annotato in Giovanni 21.
Questi incontri sono sempre anche vocazionali. C’è sempre il caso che la grazia comporta la vocazione. L'incontro con il Signore Risorto spinge verso la missione, le persone vengono inviate per parlare agli altri, per continuare l'opera di Gesù, per essere gioiose e impegnate nel lavoro di edificazione della Chiesa.
Maria riconosce Gesù quando la chiama per nome. Tante storie vocazionali nella Bibbia prendono questa forma. E poi la manda: 'Va’ dai miei fratelli e dì loro'. Lei diventa l'apostola degli apostoli, prima testimone della risurrezione.
Maria Maddalena è stata identificata con la donna della quale leggiamo, in Luca 7, che lava i piedi di Gesù con le sue lacrime e li asciuga con i suoi capelli. Che fosse la stessa o no, possiamo dire di Maria Maddalena che ha visto il Signore Risorto, perché ha molto amato. La sua testimonianza è parte della testimonianza apostolica su cui è fondata la fede di tutte le successive generazioni di discepoli.

domenica 31 marzo 2019

IL PERDONO: RICORDARE E ONORARE LE FERITE

IV Domenica di quaresima Anno C


Il punto di svolta della storia avviene quando il figliol prodigo ricorda qualcosa: è ritornato in sé, è tornato a se stesso, si è ricordato chi era. La strada della riconciliazione e del perdono sta nel ricordare. La saggezza popolare potrebbe incoraggiarci a perdonare e dimenticare, ma sappiamo per esperienza che il perdono viene piuttosto dal ricordare. Su questa base operavano le commissioni "verità e riconciliazione" istituite per stabilire buone relazioni tra popoli che prima erano stati in guerra tra loro. Solo ricordando con verità, ricordando tutto ciò che deve essere ricordato, possiamo sperare di trovare la riconciliazione e un nuovo inizio.

Dobbiamo quindi ricordare il nostro bisogno e la nostra debolezza. Dobbiamo ricordare che siamo debitori al Padre per il suo perdono. Dobbiamo ricordare il giudizio della nostra vita alla luce della verità e dell'amore di Dio. Dobbiamo ricordare le alleanze e la legge. Dobbiamo ricordare il sacrificio di Cristo che suggella la nuova ed eterna alleanza e che egli ci ha chiesto di ripetere in memoria di Lui. Se si vuole guarire e dare nuova vita alla rete di relazioni danneggiata, è necessario ricordarla in tutte le sue parti e riconoscere e onorare le ferite di ciascuna di esse.

Il filosofo ebreo Emmanuel Levinas solleva seri interrogativi sul perdono. Non c'è, dice, un'accettazione dell'ingiustizia insita nel concetto di perdono? Non è disumano cercare di porre dei limiti al bisogno di perdono di una persona, di stabilire i confini entro i quali il perdono deve essere dato? Quando ricordiamo cos'è stato subito da alcune vittime dell'ingiustizia, come possiamo osare pensare di avere le risorse per annullare quell'ingiustizia, per rimuovere quella vittimizzazione, per creare una situazione in cui ciò che le persone hanno sofferto non ha più importanza?

Si tratta di questioni forti e pertinenti. Ci obbligano a ripensare a cosa significhi per una persona dire ad un'altra: "Ti perdono per quello che mi hai fatto". È una questione molto diversa, più complicata, quella in cui una persona o un gruppo si scusa, cerca il perdono, a nome di terzi: "Ti perdono per quello che hai fatto a loro" (la mia famiglia, i miei antenati), "Mi scuso per quello che hanno fatto a te" (i miei antenati ai tuoi antenati). Come ci si può mai sentire in grado di dire una cosa del genere?

Nella comprensione cristiana, come dice Paolo nella seconda lettura di oggi, il perdono e la riconciliazione sono possibili solo se c'è una "nuova creazione". Paolo avrebbe compreso le domande di Levinas, e come un fariseo zelante avrebbe visto - e condiviso - i problemi che solleva. Come difendere la giustizia di Dio? Come si può mai riparare l'ordine rotto della giustizia? Qual è il costo del perdono? C'è qualche "tasso di cambio", qualche valuta in cui il perdono può essere dato?

Colui che è senza peccato si è fatto peccato, perché coloro che sono peccatori potessero diventare giustizia di Dio. Questo è il brano di Paolo sul "cambio", la "valuta" in cui si stabilisce la nuova creazione. Essa fornisce un fondo di verità al commento di Alexander Pope che "perdonare è divino". Se si tratta di una nuova creazione, allora può essere solo da Dio, perché solo Dio può creare. Affermare tale possibilità per noi stessi sarebbe blasfemo. Così possiamo pensare al perdono solo se siamo con gli altri davanti a Dio, se ci troviamo su un terreno di uguaglianza con loro e abbiamo il coraggio di guardare alle nostre offese contro di loro.

Etty Hillesum, una giovane ebrea morta ad Auschwitz, ha lasciato un diario notevole del suo cammino spirituale negli ultimi anni della sua vita. A questo proposito dice quanto segue: "Date al vostro dolore tutto lo spazio e l'accoglienza in voi stessi che gli è dovuto, perché se tutti sopportano il dolore onestamente e coraggiosamente, il dolore che ora riempie il mondo si placherà". I cristiani credono che Dio in Cristo ha riconciliato il mondo con se stesso. In altre parole, Dio stava dando in se stesso tutto lo spazio e l'accoglienza dovuti al dolore del mondo. Noi crediamo che Gesù, il Cristo, ha portato veramente e coraggiosamente questo dolore del mondo. Anche se può sembrare che il dolore che riempie il mondo non si sia attenuato, noi crediamo che in Lui abbia trovato la sua strada verso il cuore di Dio, l'unico luogo da cui possono nascere la verità e la riconciliazione.



mercoledì 20 marzo 2019

GLI INNOCENTI INGIUSTAMENTE PERSEGUITATI


II Settimana di Quaresima - Mercoledì


C'è un cambiamento, nel cuore delle letture del Lezionario, che inizia oggi. Siamo a due settimane dal Mercoledì delle Ceneri e fino ad ora le letture della Messa quotidiana hanno parlato delle opere di Quaresima, la preghiera, il digiuno e l'elemosina. Le letture del Mercoledì delle Ceneri hanno dato il tono: ritornare a Dio perché questo è un tempo favorevole e dare forma al pentimento pregando, praticando il digiuno e l'elemosina. D'ora in poi, però, e lentamente in un primo momento, l'attenzione si sposta su Cristo, e in particolare sul suo destino, su ciò che sta per accadergli.

Così si comincia a sentir parlare di figure dell'Antico Testamento che, come persone innocenti ingiustamente perseguitate, diventano tipo o anticipazione di Cristo. La prima lettura di oggi, ad esempio, ci racconta la passione di Geremia. Nelle prossime settimane sentiremo di altri come Susanna e Giuseppe, il figlio di Giacobbe, il cui trattamento prefigura la passione di Cristo.

Questo ci ricorda il senso del nostro ascetismo. Dobbiamo pregare, digiunare e fare l'elemosina non davvero per coltivare un ego spirituale invece di uno mondano. Né dobbiamo fare queste cose per ragioni puramente negative. È bene, ovviamente, evitare il peccato e vivere una vita onesta. Ma la nostra ascesi ha un ulteriore scopo positivo. Stiamo cercando di prepararci, per quanto ci è possibile, ad essere amici e compagni di Cristo. Saremo in grado di stare con lui in ciò che ci aspetta? Saremo pronti ad entrare nel suo regno? Questo è il vero obiettivo delle nostre penitenze e pratiche spirituali, cercare di essere pronti per il regno di Cristo.

Che è molto difficile, come la lettura del Vangelo di oggi spiega. I discepoli, anche gli apostoli, falliscono sempre nel comprendere che cosa significhi il regno. Come potevano capire subito? Ci vuole tempo - una vita - per capire qualcosa della logica paradossale della croce. Nel regno di Cristo, chi è grande? Chi è il primo? Chi è degno di onore? Quelli che muoiono a se stessi, al fine di essere sempre più completamente a disposizione degli altri, quelli nei quali tutto l'ego muore e regna l'amore.

Ma ci è stato dato un altro anno per questo, grazie a Dio, un'altra opportunità per queste opere quaresimali e per questo tipo di riflessione quaresimale. Forse quest'anno arriveremo a capire il mistero del regno di Cristo un po' più in profondità. Potremo capire un po' più chiaramente che cosa significhi morire con lui allo scopo di vivere con lui.