Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

mercoledì 20 marzo 2019

GLI INNOCENTI INGIUSTAMENTE PERSEGUITATI


II Settimana di Quaresima - Mercoledì


C'è un cambiamento, nel cuore delle letture del Lezionario, che inizia oggi. Siamo a due settimane dal Mercoledì delle Ceneri e fino ad ora le letture della Messa quotidiana hanno parlato delle opere di Quaresima, la preghiera, il digiuno e l'elemosina. Le letture del Mercoledì delle Ceneri hanno dato il tono: ritornare a Dio perché questo è un tempo favorevole e dare forma al pentimento pregando, praticando il digiuno e l'elemosina. D'ora in poi, però, e lentamente in un primo momento, l'attenzione si sposta su Cristo, e in particolare sul suo destino, su ciò che sta per accadergli.

Così si comincia a sentir parlare di figure dell'Antico Testamento che, come persone innocenti ingiustamente perseguitate, diventano tipo o anticipazione di Cristo. La prima lettura di oggi, ad esempio, ci racconta la passione di Geremia. Nelle prossime settimane sentiremo di altri come Susanna e Giuseppe, il figlio di Giacobbe, il cui trattamento prefigura la passione di Cristo.

Questo ci ricorda il senso del nostro ascetismo. Dobbiamo pregare, digiunare e fare l'elemosina non davvero per coltivare un ego spirituale invece di uno mondano. Né dobbiamo fare queste cose per ragioni puramente negative. È bene, ovviamente, evitare il peccato e vivere una vita onesta. Ma la nostra ascesi ha un ulteriore scopo positivo. Stiamo cercando di prepararci, per quanto ci è possibile, ad essere amici e compagni di Cristo. Saremo in grado di stare con lui in ciò che ci aspetta? Saremo pronti ad entrare nel suo regno? Questo è il vero obiettivo delle nostre penitenze e pratiche spirituali, cercare di essere pronti per il regno di Cristo.

Che è molto difficile, come la lettura del Vangelo di oggi spiega. I discepoli, anche gli apostoli, falliscono sempre nel comprendere che cosa significhi il regno. Come potevano capire subito? Ci vuole tempo - una vita - per capire qualcosa della logica paradossale della croce. Nel regno di Cristo, chi è grande? Chi è il primo? Chi è degno di onore? Quelli che muoiono a se stessi, al fine di essere sempre più completamente a disposizione degli altri, quelli nei quali tutto l'ego muore e regna l'amore.

Ma ci è stato dato un altro anno per questo, grazie a Dio, un'altra opportunità per queste opere quaresimali e per questo tipo di riflessione quaresimale. Forse quest'anno arriveremo a capire il mistero del regno di Cristo un po' più in profondità. Potremo capire un po' più chiaramente che cosa significhi morire con lui allo scopo di vivere con lui.

domenica 17 marzo 2019

IL SONNO DELLA RIVELAZIONE


SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA
ANNO C


Quest'anno leggiamo il racconto di Luca della Trasfigurazione. Ci sono una serie di cose che si trova soltanto nella sua versione: il riferimento al 'esodo', che Gesù stava per compiersi a Gerusalemme è il dettaglio Lucano più spesso menzionato. Ma c'è anche un riferimento al sonno, o meglio alla dormiveglia dei discepoli: solo Luca ci racconta questo. Qual è il significato di questa dormicchiare dei discepoli?

La liturgia ci offre un’ interpretazione, collegando la Trasfigurazione con la storia di Dio sigillando il testamento con Abramo. E’ una storia molto strana, di atmosfera primitiva, secondo la quale Dio come un braciere fumante e una fiaccola ardente, consumava gli animali divisi, mentre un torpore cadde su Abramo. E’ un sogno, questo avvenimento? O accade in un'altra dimensione? Il torpore di Abramo è il sonno del incontro divino, il sonno della rivelazione, di cui parla la sacra scrittura non soltanto in relazione ad Abramo, ma anche a Giacobbe, al suo figlio Giuseppe, al sacerdote Eli, ai profeti Elia e Daniele, e a Giuseppe, lo sposo di Maria.

Il sonno dei discepoli alla Trasfigurazione appartiene a questa linea biblica: attraverso la loro dormiveglia, qualcosa si rivela a loro, Dio viene incontro a loro. La parola Greca usata qui da Luca si riferisce alla luce del tramonto, un crepuscolo, o più precisamente alla luce dell’aurora, la luce che annuncia l’alba. Quando si svegliarono, dice il vangelo, nella penombra. Significa che i discepoli sono portati da una vita illuminata in un modo ad una vita nuova illuminata in un modo molto diverso. Non è che hanno capito subito perché hanno dormito durante la rivelazione, durante la conversazione tra Mosè, Elia e Gesù, ma lentamente, più tardi, capiranno.

Sembra che discepoli tendono a sonnecchiare. Lo spirito del sonno viene facilmente su di loro, smorzando i loro occhi e le loro orecchie (Deuteronomio 29:4, Isaia 29:10, Romani 11:8; Matteo 13:15, Marco 13:36). Il momento più noto di questo sonno dei discepoli è nel giardino di Getsemani: 'Non potete svegliare, vegliare un'ora con me?' Spesso Gesù chiamava i suoi discepoli a svegliarsi, 'alzatevi e pregate', ‘guardate’, 'fate attenzione', 'siete pronti'. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Le vergini in attesa dello sposo devono vegliare perché non sanno a che ora verrà. Ma le sentinelle d’Israele dormono (Isaia 56:10). Luca ci dice che nel Getsemani era a causa del loro dolore che i discepoli dormivano. Ma alla Trasfigurazione, egli non fornisce alcuna ragione per la loro lentezza.

Quindi c’è un sonno che è l'occasione della rivelazione e del incontro con Dio ma c’è anche un sonno che significa pigrizia e disattenzione. E vi è anche il sonno della morte. La figlia di Giairo è morta, dice il popolo. Lei dorme, dice Gesù, e ridono. Lazzaro dorme fino a quando Gesù lo richiama in vita. Gesù stesso dormiva e poi si svegliava, come Giona, in una barca tormentata da una tempesta. ‘La notte è avanzata, il giorno è vicino … è ora ormai che vi svegliate dal sonno, perché adesso la salvezza ci è più vicina di quando credemmo’ (Romani 13:11-12). Nel Nuovo Testamento sonno e veglia significano anche morire e risuscitare, essere salvati e portati in gloria. ‘Risvègliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce’ (Ef 5,14).

Questi sono diverse significazione del sonno nella Bibbia. C’è un'altra, cioè che Dio stesso non dorme. Ci sono alcuni passaggi molto belli che ci assicurano di questo. Il compositore Mendelssohn metteva uno di questi brani biblici in una musica gloriosa, il Salmo 121 che ci dice che Colui che veglia su di Israele 'non sonnecchia né dorme'. La notte dell'esodo dall'Egitto era una notte di veglia per il Signore (Esodo 12,42). La Trasfigurazione ci insegna che la notte della passione e morte di Gesù sarà anche una notte di veglia per Dio. ‘Svègliati, perché dormi, Signore?’, grida il poeta nel Salmo 44, ‘Dèstati, non ci respingere per sempre.’


La dormiveglia dei discepoli ci ammonisce, ci risveglia, ad un filone ricco di pensiero che si snoda attraverso le Scritture. Adamo, il primo uomo, dormiva mentre Dio creava Eva da lui. ‘Dio riversa i suoi doni sulla sua amata che dorme’, dice il salmo. Sulla croce Gesù dà il suo spirito, sprofondando nel sonno della morte, ma il suo cuore veglia (Cantico dei Cantici 5:2) perché il suo amore è più forte della morte. La Chiesa è nata dal suo fianco mentre dormiva, e quando si sveglia, risuscitato dai morti, è diventato primizia di coloro che sono morti, capo di tutti coloro che il Padre gli ha affidato.

Un'iscrizione paleocristiana, utilizzando la stessa parola greca usato da Luca per la dormiveglia dei discepoli, parla di Cristo come 'la luce che risveglia'. Egli è la Luce del mondo, totalmente vigile in se stesso, ma è anche la luce che risveglia tutti gli altri a nuova vita, portandoci attraverso i nostri momenti di sonno e di stanchezza ad una nuova comprensione, un nuovo amore, una nuova rivelazione della gloria nascosta.



giovedì 14 marzo 2019

IL CORAGGIO DELLA PREGHIERA



I SETTIMANA DI QUARESIMA - GIOVEDI


Ester è nota per la sua bellezza e per il suo coraggio. Quando sentiamo di lei per la prima volta, ci viene detto che a differenza di tutte le giovani donne nel regno, ella attira lo sguardo del re. Ha 'trovato grazia ai suoi occhi': in altre parole, fu lei la sola che egli notò di tutte le candidate che avrebbero voluto essere le sue consorti. Doveva essere una donna di eccezionale bellezza.

La lettura della sua storia ci suggerisce che fu anche una donna di eccezionale coraggio. Sappiamo che l'amore perfetto scaccia il timore, ma sappiamo anche che il nostro amore non è mai perfetto. Quindi, qualche paura rimane. E ci può essere anche una paura accentuata nella relazione con coloro che amiamo, di deluderli, di offenderli, di ferirli. Un grande amore è compatibile quindi con una grande paura, non con il timore servile ed egocentrico di punizione che viene scacciato dall’amore, ma con il tipo di paura che sperimentiamo alla presenza di grande bellezza, di vera santità, di bontà innegabile. Una paura che è una sorta di timore reverenziale.

Il coraggio non è una virtù che rimuove la paura, ma una virtù che ci permette di fare ciò che è giusto, nonostante la paura. Rimaniamo nella paura anche nel momento in cui ci comportiamo con coraggio. E vediamo questo nella potenza della preghiera di Ester, una parte della quale viene letta come prima lettura di oggi. Lei non ha tanta paura di Dio, come ne ha di suo marito: ha bisogno di prendere in mano la propria vita, di rischiare la sua ira, se intercede per il popolo.

Ma lo fa, le sono date le parole con cui pregare. 'Liberaci dalla mano dei nostri nemici', dice, 'volgi il nostro lutto in gioia e le nostre sofferenze in salvezza'. Liberaci dal male.

Gesù ci incoraggia ad avere lo stesso atteggiamento di fiducia e di confidare nel Padre. Dovremmo rivolgerci a lui nella preghiera, anche quando abbiamo paura e apprensione, quando ciò può sembrarci terribile e minaccioso. Chiedi, cerca, bussa. Se non è possibile trovare le parole usa le parole di Ester, o le parole di Giobbe, o le parole dei Salmi, soprattutto le parole che Gesù ci ha insegnato. Parlano tutti già delle cose per le quali vogliamo pregare.

Dovremmo praticare la preghiera e questo è l'unico modo per imparare. Siamo già più di una settimana in Quaresima ed è uno degli scopi principali di questo tempo il tornare alla preghiera, il farlo più regolarmente, il dare più tempo ed energia a questo. Possiamo aver bisogno di coraggio in un primo momento, se ci sentiamo oppressi dai nostri peccati, delusi per lo stato della nostra anima. Possiamo aver bisogno di andare a confessarci per sollevarci da questa schiavitù e bandire questa delusione. Allora, potremo pregare di nuovo con coraggio.

E bisogna ricordare il nostro prossimo nelle nostre preghiere. Gesù non permetterà che ci rifugiamo in una vita spirituale egocentrica, in un’egocentrica ricerca di 'santità'. ' Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro’, dice il Vangelo di oggi. 'Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori', dice il Padre nostro. Il suo amore per il suo popolo dà ad Ester il coraggio di parlare, in primo luogo a Dio, e poi al re. Quando anche noi saremo toccati dal grande bisogno degli altri troveremo facile pregare, le parole verranno. Troveremo anche il coraggio non solo di parlare con Dio, ma di affrontare qualunque bisogno umano da cui ci sentiremo interpellati.
 

martedì 12 marzo 2019

LA PAROLA NON RITORNA SENZA EFFETTO


I SETTIMANA DI QUARESIMA - MARTEDI

Letture: Isaia 55,10-11; Salmo 33; Matteo 6,7-15 

Il passaggio di Isaia è uno dei più brevi, ma anche uno dei più belli utilizzati nella liturgia della Chiesa. La parola che esce dalla bocca di Dio non ritorna a Lui vuota. Perciò, la parola è destinata a ritornare alla sua fonte. La parola è, quindi, in missione. È detta non solo al fine di riecheggiare attraverso i cieli in circoli sempre più ampi. Viene effusa, come la pioggia e la neve, per entrare in contatto con il creato, per irrigare la terra e renderla feconda, fornendo sementi e cibo.

La parola che viene detta, come tornerà, con quale frutto, e dopo aver generato che tipo di vita? Sembra che tornerà con altre parole, con gli echi che ha generato, con i cambiamenti che ha provocato, con le relazioni che ha stabilito. Le parole fanno tutte queste cose, echeggiano, suscitano in risposta altre parole, cambiano le cose, stabiliscono e confermano i rapporti.

Leggere questo brano, come facciamo oggi, insieme con il passo di Matteo in cui Gesù insegna ai suoi discepoli il Padre nostro, ci introduce in una più profonda meditazione sulla parola, le parole e la Parola. Perché nel Padre nostro ci sono consegnate le migliori parole umane con le quali echeggiare il dialogo del Padre con noi. Ogni parola che proferiamo che sia in qualsiasi modo vera o buona, è un’eco della parola di verità e di bontà che stabilisce la creazione e ci parla attraverso di essa. Ma ora Egli ha parlato a noi attraverso la Sua Parola, e questa Parola, il Signore incarnato, ci dà le parole umane che ci permettono non solo di echeggiare la verità e la bontà di Dio, ma anche di partecipare alla Sua conversazione con il Padre.

"Il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno prima che glielo chiediate". La preghiera è una delle opere di Quaresima, non perché è destinata ad essere penitenziale e noiosa, ma perché è il cuore di ciò per cui siamo credenti cristiani. La preghiera è il modo in cui partecipare allo scambio, alla conversazione che si svolge tra il Padre e il Figlio. Il Padre parla e la Parola è pronunciata. Il Padre è la sorgente di ogni essere, vita e comprensione ed è adeguatamente accolto e compreso solo dal Figlio eterno, è adeguatamente apprezzato e amato solo dal Figlio nello Spirito.

Il Padre Nostro è la traduzione della Parola in parole. Ecco la pioggia e la neve che daranno da bere alla terra, addolcendo i nostri cuori, concentrando le nostre menti, generando la vita e l'amore in noi. Siamo invitati a entrare nel grande circolo che è la missione del Verbo, pronunciato da tutta l'eternità nella creazione, inviato nel tempo per redimere la creazione, ritornato al Padre dopo aver compiuto ciò che è stato inviato a fare. Noi ci 'tuffiamo’ in questo grande movimento dicendo il Padre Nostro, facendo nostre quelle parole. Quando esse diventeranno l'espressione veritiera delle nostre menti e volontà, allora avremo trovato il nostro posto come figli adottivi del Padre. In Gesù Cristo, ascoltiamo la Parola del Padre. Nel ripetere le parole che ci ha insegnato, diventiamo amorosi servitori della Parola di Dio. Entriamo nella mente e nella volontà di Cristo, ci uniamo al coro di lode e di intercessione di cui Egli è il leader, ci convertiamo e ritorniamo a sentirci a casa nel Padre e, in Lui, ci sentiamo di nuovo a casa anche in noi stessi.

domenica 10 marzo 2019

LA PROVA CI MANIFESTA CHI SIAMO

I Domenica di Quaresima - Anno C 

Ogni anno, la prima domenica di Quaresima, leggiamo il vangelo delle tentazioni di Gesù. Questo per essere incoraggiati all'inizio del digiuno quaresimale. Iniziamo un cammino di quaranta giorni perché Gesù digiunò per quaranta giorni nel deserto. Alla fine, fu tentato dal diavolo. Così non abbiamo un sommo sacerdote che non è in grado di comprenderci nella nostra debolezza, ma piuttosto uno che è stato tentato in tutti i modi in cui noi siamo tentati, anche se lui è senza peccato.

Le persone che cercano di servire Dio o di seguire Gesù devono prepararsi alla tentazione, alla prova. Questo succede perché possiamo sapere chi siamo, in che cosa crediamo, di cosa siamo capaci, e a chi doniamo realmente i nostri cuori. In risposta alle tentazioni che gli vengono poste innanzi, Gesù dimostra di amare il Padre con tutto il suo cuore, con tutta la sua mente e con tutte le sue forze. Cita brani del Libro del Deuteronomio dove questo genere di amore per Dio viene richiesto a Israele. Gesù si mostra fedele quando viene condotto dallo Spirito nel deserto, dove già il popolo era stato promesso a Dio nel diritto e nella giustizia, nell'amore costante e nella misericordia. Furono messi alla prova per dimostrare il loro amore per Dio e così avviene per lui. Non possiamo aspettarci di non essere messi alla prova dalla vita e in Quaresima ci alleniamo per affrontare questo combattimento.

Quest'anno leggiamo il racconto di Luca. Si differenzia da quello di Matteo in due aspetti. L'ordine delle tentazioni cambia in modo che l'ultima avviene a Gerusalemme. Come dice Luca, il ministero pubblico di Gesù è un viaggio verso Gerusalemme dove egli compie la Pasqua attraverso la morte e fino alla vita della risurrezione. La storia della Chiesa è un viaggio da Gerusalemme e - poiché i discepoli diventano suoi testimoni non solo lì, ma anche in Giudea e Samaria - fino ai confini della Terra. Gerusalemme è al centro dell'opera completa di Luca, che è suddivisa in due parti (Luca e gli Atti) - perciò è calzante con la struttura dell'opera che il diavolo si allontani da Gesù a Gerusalemme.

La seconda differenza è che, nel racconto di Luca, il diavolo si allontana da Gesù "fino al momento fissato". Si incontreranno di nuovo a Gerusalemme quando avverrà la prova finale di Gesù, l'"ora" in cui egli lascerà questo mondo e ritornerà al Padre. La vittoria finale di Gesù sulla tentazione è in quell'ora, sulla croce. Ancora una volta la sua vittoria è triplice: "Padre, perdonali", "Oggi sarai con me in paradiso", "Padre, nelle tue mani affido il mio spirito".