Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

lunedì 25 dicembre 2017

GESU - MESSIA, PRINCIPE DELLA PACE, SAGGEZZA DIVINA

NATALE - Messa di mezzanotte

I Vangeli, in particolare Luca, collocano la nascita di Gesù nel contesto più ampio di quello che stava accadendo nel mondo in quel momento. Ci viene detto che questi eventi sono accaduti nei giorni di Erode, re della Giudea (Luca 1,5). Questi era Erode il Grande che, quaranta anni prima della nascita di Gesù, era stato dichiarato Re dei Giudei dal Senato romano. Un uomo paranoico e spietato, rinomato per i suoi progetti di costruzione, in particolare il restauro del Tempio di Gerusalemme.

In relazione a ciò che stava accadendo a Roma, Luca ci dice che Gesù è nato mentre era imperatore Augusto (Luca 2,1). È stato descritto come il principe della pace, perché sotto di lui la guerra cessò e sopraggiunse ovunque la pax romana chiamata anche pax Augusta. Fu Cesare Augusto ad instaurare questa pace, e così venne chiamato il salvatore del mondo.

Questo è il contesto del giudaismo e di Roma. Potremmo essere tentati di chiedere che cosa stesse accadendo in altri luoghi significativi in tutto il mondo, al momento della nascita di Gesù. Che dire di Atene e la filosofia, per esempio? Sembra una domanda interessante per noi, che potremmo essere interessati alla filosofia, alla scienza e alla sapienza. I Vangeli non ci dicono chi fosse il successore di Platone nell'Accademia di Atene al momento della nascita di Gesù. È probabile che in realtà non ci fosse alcun successore, essendo stata distrutta l'Accademia da un generale romano circa ottant'anni prima della nascita di Gesù.

Ma seguendo l’esempio di Luca in relazione alla Palestina e a Roma, sembra una cosa legittima per noi almeno speculare sulla sapienza, la conoscenza e la filosofia e chiederci come la nascita di Gesù sia correlata a queste cose e come esse andassero nel mondo. Ci sono alcuni suggerimenti circa la sapienza nel brano evangelico che è stato appena cantato (Luca 2,1-14). Sono nascosti in quella semplice dichiarazione degli angeli ai pastori, il segno che essi danno ai pastori, ‘troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia (1,12).

C'è solo un altro luogo nella Bibbia in cui sono menzionate fasce. Si trova nel libro della Sapienza: è un testo attribuito a Salomone, ma in realtà scritto ad Alessandria circa un secolo e mezzo prima della nascita di Gesù. Il passaggio in cui sono menzionate le fasce non è poi così importante: l'autore sta parlando di re e di come essi siano soggetti alle esperienze ordinarie di nascita, invecchiamento e morte. Un re neonato è posto in fasce e ha bisogno di essere curato esattamente allo stesso modo di qualsiasi altro neonato umano (Sapienza 7,4). Quindi non c’è molto su filosofia o saggezza, ma questo passaggio stabilisce almeno un tenue legame per noi. 

Questo legame si rafforza nel riferimento alla mangiatoia. Che era una greppia, un luogo dove gli animali potevano trovare cibo. Nel vangelo di Luca c'è un chiaro legame tra la mangiatoia di Betlemme e l'ultima cena. Betlemme è la casa del pane. La locanda che non aveva spazio per la Sacra Famiglia (Luca 2,7) è chiamata con lo stesso termine che viene utilizzato per la stanza o pensione dove Gesù istruisce i suoi discepoli per la preparazione della Pasqua (Luca 22,11). L'ultima cena diventa allora la nostra Eucaristia, nella quale riceviamo Gesù come il pane della vita e il pane vivo. Tutti questi legami molto forti con la sapienza, con i modi con cui l'Antico Testamento parla della Signora Sapienza, che passa per le strade, invita la gente a trovare riparo e sostentamento con lei, a venire al suo banchetto di vino e mangiare il suo pane. Quel pane è la conoscenza, la comprensione e la sapienza che ella ha da offrire, una guida per la vita umana, un vero insegnamento, e così via. Nel bambino che nasce vediamo l'adempimento di tali promesse perché lui è la sapienza di Dio, ci alimenta con la Parola di Dio e ci nutre con il suo Corpo e Sangue.

Vi è un altro legame tra Betlemme e la filosofia: si può dire che la filosofia occidentale è cominciata in una grotta e che anche la storia cristiana è iniziata in una grotta (o in una stalla: in ogni caso, il rifugio in cui è nato Gesù). A tutti coloro che studiano filosofia è stato riferito molto presto della caverna di Platone, la sua allegoria sulla gente seduta incatenata che guarda le immagini e le ombre su una parete, pensando che sia la realtà; poi in qualche modo uno di loro si libera, si volta, trova lungo la caverna la propria via del ritorno verso la luce e nel mondo. Tutto ciò riguarda la realtà e la verità e la ricerca della filosofia per trovare la verità e vivere nella luce.

Con la nascita di Gesù, possiamo dire che anche la filosofia cristiana inizia in un “grotta”, a Betlemme. Ci sono due contrasti sorprendenti, tuttavia, tra la caverna di Platone e il luogo della nascita di Gesù. Uno è che nella storia di Platone il sole è fuori e colui che cerca la saggezza e la verità deve allontanarsi dal punto in cui si trova e andare alla ricerca di quella luce al di là o dietro la sua esperienza immediata. Con la nascita di Cristo, invece, il Sole di giustizia si trova all'interno, nella grotta. Il Verbo è nato per noi nel mezzo della nostra oscurità, nel luogo della nostra confusione, incertezza e irrealtà. La sapienza è venuta a noi per illuminare le nostre tenebre e ci conduce alla verità.

L'altro contrasto tra la storia di Platone e l'evento Cristiano è che l'energia che muove il filosofo di Platone alla ricerca della verità è, come dice Platone altrove, l’eros, un essere sedotti dalla bellezza che ci stimola, ci attrae e ci conduce. Per l'Ebraismo e il Cristianesimo è l’eros di Dio che origina le cose, prende l'iniziativa ed è la forza motrice della rivelazione e della salvezza. Questa può sembrare una cosa rischiosa da dire, parlare di eros di Dio, ma vi è abbondanza di supporto su ciò nelle letture bibliche che ascoltiamo in questi giorni. La vigilia di Natale abbiamo sentito Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, proclamare che è la “tenera misericordia” del nostro Dio che ha portato a questi eventi (Luca 1,78). E, nella seconda lettura della Messa dell’Alba del giorno di Natale, Isaia ci ri-assicura che siamo un popolo “ricercato, una città non abbandonata” (Isaia 62,12).

L'eros in noi di cui Platone parla è pur sempre al lavoro, il nostro desiderio di conoscenza, comprensione e verità, ma la sua destinazione finale non è chiara. Come cristiani noi crediamo che il nostro desiderio è soddisfatto dall’eros di Dio, l’amore di Dio per l'umanità che non solo è venuto incontro al nostro desiderio, ma, in primo luogo, lo ha anche creato e lo sostiene.

La parte finale del segno dato dagli angeli ai pastori è che troveranno un bambino. Che questo bambino sia il nostro Creatore è la meraviglia del Natale spesso sottolineato dai predicatori e dagli insegnanti. Ha anche questo significato: che il Creatore è entrato nel nostro modo di crescere nella conoscenza, nella comprensione e nella sapienza. Egli non è solo un visitatore, un tipo di essere ultraterreno che decide di trascorrere un po' di tempo con noi e poi torna al luogo cui propriamente appartiene. No, il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Dio si è fatto uomo, assumendo la nostra natura, entrando nella nostra situazione, e sperimentando ciò che una generazione precedente di filosofi avrebbe denominato come la “condizione umana”. È entrato nel nostro modo di crescere nella conoscenza, nella comprensione e nella sapienza, ed è cresciuto nella nostra carne. Luca poi ci dice questo: che il bambino è cresciuto in forza, sapienza e grazia (Luca 2,40.52). Lo ha fatto in modo che possiamo entrare nel suo modo di conoscere, capire ed essere saggi. Egli è venuto per stabilire questa comunione con noi, condividendo il nostro modo di crescere in sapienza e grazia e così ci introduce alla sua sapienza e grazia. Il nostro amore per la sapienza, la nostra filosofia, trova in lui il suo termine, è la meta del nostro desiderio di verità, e lui è la conoscenza che cerchiamo. 

Così come sappiamo che non è Erode, ma Gesù di Nazareth, che è davvero il re dei Giudei, restauratore del Tempio e Messia di Israele, e proprio come sappiamo che non è Cesare Augusto, ma Gesù Cristo che è veramente il salvatore del mondo e il principe della pace, quindi sappiamo che la conoscenza, la comprensione e la verità si trovano, in ultima analisi, solo in Colui che è la sapienza e la via per la sapienza, la sapienza che viene da Dio a ordinare tutte le cose con dolcezza, che viene a insegnarci la via della prudenza. 

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