Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

venerdì 22 dicembre 2017

SEI BELLA COME LA PRIMA VOLTA CHE TI HO INCONTRATA

AVVENTO - 3a Settimana, Venerdì 22 Dicembre 



Ho sentito parlare di un uomo che visitava sua moglie tutti i giorni nella casa di cura dove lei ha trascorso i suoi ultimi anni. Soffriva di demenza e aveva bisogno di cure costanti. Suo figlio gli domandò se questo comportava per lui delle difficoltà. "Non è affatto difficile", disse suo padre, "Anzi! Perché è bella oggi come lo era quando l'ho incontrata per la prima volta".

Il Signore, il Dio di Israele, sta dicendo questo ad Israele e alla Chiesa, nelle letture che ascoltiamo in questi giorni e negli eventi cui si riferiscono. Dio vede "noi" così: belli e fecondi, anche quando noi stessi temiamo il contrario. Questa lunga storia d'amore tra Dio e il Suo popolo significa che noi, quegli amanti da nulla che siamo, siamo considerati belli, siamo considerati nella nostra limitatezza e povertà e bisogno, siamo ancora attesi e non stiamo solo aspettando.

Raramente pensiamo a questo nell'Avvento, che anche Dio sta aspettando noi. Nella sua lettera enciclica sulla virtù teologale della speranza, papa Benedetto cita santa Giuseppina Bakhita, una schiava sudanese che divenne suora in un convento italiano, una donna di straordinaria saggezza spirituale. "Sono definitivamente amata", dice, "e qualsiasi cosa mi succeda, sono attesa da questo Amore. E così la mia vita è buona". Che straordinaria, semplice e profonda spiegazione della "grazia": sono atteso da questo Amore, quindi la mia vita è buona.
Il Magnificat contiene lo stesso insegnamento: tutte le generazioni mi chiameranno beata (graziata), perché Colui che è potente ha fatto grandi cose per me (per Maria, Elisabetta, Israele, la Chiesa, per te, per me). Non c'è bisogno di andare a vedere a chi si riferisca quando parla dei poveri e dei ricchi, degli affamati e dei potenti, degli umili e degli orgogliosi. Siamo noi, tutti noi, ognuno di noi e ogni aspetto di noi: ovunque la nostra libertà risponda alla bontà e all'amore siamo poveri, affamati e umili, e così diventiamo ricchi; ovunque non riesca a farlo, siamo ricchi, potenti e orgogliosi, e così diventiamo poveri.
Di qui la nostra gioia in questi giorni e in tutti i giorni della nostra vita; non perché amiamo Dio e lo aspettiamo, ma perché Dio ci ama e ci attende. "Sono atteso da questo Amore. E così la mia vita è buona. "

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