Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

martedì 20 febbraio 2018

LA PAROLA NON RITORNA SENZA EFFETTO


I SETTIMANA DI QUARESIMA - MARTEDI

Letture: Isaia 55,10-11; Salmo 33; Matteo 6,7-15 

Il passaggio di Isaia è uno dei più brevi, ma anche uno dei più belli utilizzati nella liturgia della Chiesa. La parola che esce dalla bocca di Dio non ritorna a Lui vuota. Perciò, la parola è destinata a ritornare alla sua fonte. La parola è, quindi, in missione. È detta non solo al fine di riecheggiare attraverso i cieli in circoli sempre più ampi. Viene effusa, come la pioggia e la neve, per entrare in contatto con il creato, per irrigare la terra e renderla feconda, fornendo sementi e cibo.

La parola che viene detta, come tornerà, con quale frutto, e dopo aver generato che tipo di vita? Sembra che tornerà con altre parole, con gli echi che ha generato, con i cambiamenti che ha provocato, con le relazioni che ha stabilito. Le parole fanno tutte queste cose, echeggiano, suscitano in risposta altre parole, cambiano le cose, stabiliscono e confermano i rapporti.

Leggere questo brano, come facciamo oggi, insieme con il passo di Matteo in cui Gesù insegna ai suoi discepoli il Padre nostro, ci introduce in una più profonda meditazione sulla parola, le parole e la Parola. Perché nel Padre nostro ci sono consegnate le migliori parole umane con le quali echeggiare il dialogo del Padre con noi. Ogni parola che proferiamo che sia in qualsiasi modo vera o buona, è un’eco della parola di verità e di bontà che stabilisce la creazione e ci parla attraverso di essa. Ma ora Egli ha parlato a noi attraverso la Sua Parola, e questa Parola, il Signore incarnato, ci dà le parole umane che ci permettono non solo di echeggiare la verità e la bontà di Dio, ma anche di partecipare alla Sua conversazione con il Padre.

"Il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno prima che glielo chiediate". La preghiera è una delle opere di Quaresima, non perché è destinata ad essere penitenziale e noiosa, ma perché è il cuore di ciò per cui siamo credenti cristiani. La preghiera è il modo in cui partecipare allo scambio, alla conversazione che si svolge tra il Padre e il Figlio. Il Padre parla e la Parola è pronunciata. Il Padre è la sorgente di ogni essere, vita e comprensione ed è adeguatamente accolto e compreso solo dal Figlio eterno, è adeguatamente apprezzato e amato solo dal Figlio nello Spirito.

Il Padre Nostro è la traduzione della Parola in parole. Ecco la pioggia e la neve che daranno da bere alla terra, addolcendo i nostri cuori, concentrando le nostre menti, generando la vita e l'amore in noi. Siamo invitati a entrare nel grande circolo che è la missione del Verbo, pronunciato da tutta l'eternità nella creazione, inviato nel tempo per redimere la creazione, ritornato al Padre dopo aver compiuto ciò che è stato inviato a fare. Noi ci 'tuffiamo’ in questo grande movimento dicendo il Padre Nostro, facendo nostre quelle parole. Quando esse diventeranno l'espressione veritiera delle nostre menti e volontà, allora avremo trovato il nostro posto come figli adottivi del Padre. In Gesù Cristo, ascoltiamo la Parola del Padre. Nel ripetere le parole che ci ha insegnato, diventiamo amorosi servitori della Parola di Dio. Entriamo nella mente e nella volontà di Cristo, ci uniamo al coro di lode e di intercessione di cui Egli è il leader, ci convertiamo e ritorniamo a sentirci a casa nel Padre e, in Lui, ci sentiamo di nuovo a casa anche in noi stessi.

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