Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

domenica 11 febbraio 2018

UNA VERITÀ RADICALMENTE SCANDALOSA

VI DOMENICA, ANNO B

Letture: Levitico 13,1-2.44-46; Salmo 31,1; 1 Corinzi 10,31-11,1; Marco 1,40-45

Sul soffitto della Cappella Sistina c'è il famoso affresco di Michelangelo, "la creazione di Adamo", in cui la mano tesa di Dio Creatore tocca quasi, ma non completamente, la mano tesa di Adamo. All'interno di quel piccolo spazio tra le due dita si trova - così possiamo immaginare - l'intera energia della creazione, come se "Colui che è" cerchi "colui che non è" così che possa arrivare ad essere. Dio disse "Sia!", ed egli fu.

Nell'odierna lettura del vangelo, Gesù cerca e tocca un lebbroso che ha chiesto di essere purificato. Nel momento in cui la mano tesa di Gesù raggiunge il corpo sofferente del lebbroso si trova - così possiamo immaginare - l'intera energia della nuova creazione, come se il Verbo che si fa carne raggiunga colui che è soggetto al potere del peccato e della morte, così che possa vivere una vita nuova. Gesù disse: "Lo voglio, sii purificato" e la lebbra lo lasciò.

Nel toccare il lebbroso, Gesù agisce scandalosamente, infrangendo le leggi che ci vengono ricordate dalla prima lettura della Messa di oggi. Il lebbroso era impuro e doveva vivere in disparte, dice il Libro del Levitico, egli deve vivere "fuori dall'accampamento". Quindi possiamo anche immaginare che la mano di Gesù protesa verso il lebbroso giunga dall'interno della Legge, dall'interno delle tradizioni e del decoro di Israele, dall'interno della cultura e della civiltà, nel modo in cui gli esseri umani riescono a stabilire queste cose. Egli la stende dal di dentro della legge, del decoro e della civiltà per poter toccare qualcuno che è impuro, che dimora ai margini e anche oltre i limiti della legge, del decoro e della civiltà.

Nel fare questo Gesù rivela la verità radicalmente scandalosa che Dio è amore. Mosso dalla compassione per ciò che non è (così dice Tommaso d'Aquino) Dio crea. Mosso dalla compassione per chi sta soffrendo (Marco usa il termine realistico "sentendolo nelle sue viscere") Gesù crea di nuovo. Dio non sta aspettando che diventiamo presentabili, per rimetterci in ordine, prima di riaccoglierci. San Paolo dice che anche se possedessimo ogni sorta di formidabili meriti morali e spirituali, ma fossimo senza amore, allora non ci servirà affatto. Ciò che prova che Dio ci ama, Paolo dice altrove, è che Cristo è morto per noi mentre eravamo ancora peccatori. L'amore di Dio ci tocca mentre siamo ancora lebbrosi.

Altrettanto impressionante in questo incontro con il lebbroso è il fatto che, alla fine, il lebbroso può tornare alla civiltà mentre Gesù "non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti". È come se si fossero scambiati il posto: il lebbroso ora purificato può muoversi di nuovo nella società umana, mentre Gesù è costretto a vivere come se fosse un lebbroso, fuori dall'accampamento. La sua emarginazione diventa più notevole proprio mentre la storia va avanti e il potere del peccato si afferma sempre più fortemente contro di lui. Alla fine sarà crocifisso fuori dalla città e addirittura "scenderà agli inferi".

Ecco il grande scandalo salvifico in cui credono i cristiani: il fatto che Dio sta attraversando i limiti della sua creazione, ben oltre i confini che noi possiamo controllare, amando la sua creazione anche nei suoi limiti più lontani, più deboli, più alienati. Dall'interno della legge ('va' a mostrarti al sacerdote') Gesù trascende la legge ('tese la mano e lo toccò'). Dall'interno della comunità, Gesù raggiunge il contatto con uno che è fuori dalla comunità. L'amore ispira questo sviluppo e porta all'istituzione di una nuova legge e di una nuova comunità.

Nel toccare il lebbroso, Gesù ci fa intravedere qual è la sua opera. Sta stabilendo nuovi confini. Ci apre la possibilità di una "civiltà dell'amore" che ci attrae fortemente perché siamo arrivati ​​a credere che qui è dove l'amore di Dio - l'amore che Dio è - deve essere trovato e sperimentato. Come Paolo dice nella seconda lettura di oggi, coloro che imitano Cristo non cercano il proprio vantaggio ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.

Questa omelia è stata pubblicata per la prima volta in inglese su torch.op.org il 15 febbraio 2009

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