Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

domenica 13 maggio 2018

IL SIGNORE ASCENDE TRA GRIDA DI GIOIA

ASCENSIONE DEL SIGNORE - ANNO B

Celebrare l'Ascensione può sembrare strano. Dopo tutto, si tratta di una fine. Dire addio può essere arduo, a volte è difficile, e spesso è triste. L'ascensione di Gesù significa la sua scomparsa. Fino ad allora egli era visibilmente presente con i suoi discepoli e ora è, a quanto pare, assente. Perché essere gioiosi? Perché pensare a questo come a qualcosa da festeggiare?
A metà del suo vangelo Luca scrive:
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme (Lc 9,51).
Il suo "essere tolto dal mondo" si riferisce alla sua crocifissione, al momento in cui "fu innalzato da terra per attirare tutti a sé" (Gv 12,32). Si può anche riferire alla sua risurrezione dai morti. Ed è completo nella sua esaltazione alla destra del Padre. Egli è stato portato al luogo della gloria che è eternamente suo.
Nel tempio di Gerusalemme il sommo sacerdote una volta all'anno, nel giorno dell'Espiazione, saliva al Santo dei Santi portando il sangue degli animali sacrificati. Attraverso di lui, Israele chiedeva perdono al Signore e il rinnovo dell'alleanza. L'unica altra persona che poteva entrare nel Santo dei Santi era un nuovo Re, il giorno in cui veniva intronizzato. I salmi e gli altri testi delle Scritture parlano del re che sale in un luogo d'onore alla presenza del Signore, il Dio d'Israele.
Questo è un contesto importante per comprendere l'Ascensione di Gesù. Egli è il nostro sommo sacerdote che entra nel Santo dei Santi, non quello terreno a Gerusalemme, ma quello grande e perfetto nei cieli. Il sangue che porta non è quello degli animali, ma il suo, che viene offerto una volta per tutte per ottenere "una redenzione eterna" (Ebrei 9,12). Seduto alla destra del Padre, intronizzato come giudice di tutti, Gesù è il nostro re e il nostro sommo sacerdote.
Il giorno dell'Ascensione è, quindi, la vera festa di Cristo Re. A causa del suo amore e della sua obbedienza, il Padre lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome (Filippesi 2,9). Celebriamo la sua vittoria e il suo significato per noi, il fatto che egli è diventato "per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore di salvezza eterna" (Ebrei 5,9). Come recitano le preghiere della Messa di oggi, egli è stato "portato in cielo per ottenere per noi una partecipazione alla sua vita divina" e "là dove è andato, noi speriamo di seguirlo".
I versi conclusivi del vangelo di Luca vengono letti quest'anno in questo giorno dell'Ascensione. Anche se Gesù "si ritirò da loro e fu portato in cielo", i discepoli tornarono a Gerusalemme "con grande gioia, e stavano sempre nel tempio lodando Dio" (Lc 24,53). Capirono, a quanto pare, il significato della sua esaltazione. Attendono il dono dello Spirito, la forza dall'alto che Gesù manderà.
Gesù aveva detto ai suoi discepoli: "Se non me ne vado, egli (l'Avvocato, lo Spirito Santo) non può venire da voi" (Gv 16,7). Esaltato alla destra del Padre, manda lo Spirito Santo come aveva promesso. Per questo ci rallegriamo della sua partenza, perché il suo ritorno al Padre stabilisce un nuovo legame tra cielo e terra. Inviando lo Spirito, Gesù mantiene la sua promessa di rimanere sempre con noi. Noi diventiamo la sua presenza fisica nel mondo, il suo corpo vivo con il suo amore. Se è con noi nello Spirito, dove possiamo essere se non con lui nello stesso Spirito?
La nostra vita è stata configurata con questo grande mistero pasquale di Gesù, per la sua morte, risurrezione, esaltazione e l'invio dello Spirito. Attraverso il battesimo entriamo sacramentalmente nel sepolcro con Gesù per risorgere con lui anche come membra del suo corpo. Con la confermazione entriamo sacramentalmente nella sua "promozione" alla destra del Padre per diventare tempio del suo Spirito e testimoni della sua grazia fino ai confini della terra.



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