Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

venerdì 6 febbraio 2026

Settimana 04 Venerdi (Anni Pari)

Letture: Siracide 47,2-11; Salmo 18; Marco 6,14-29

Il voto di Erode suona vuoto. Egli accumula giuramenti, voti e promesse: non tradirà la parola data alla figlia di Erodiade. Ma è una falsa integrità, al servizio della malvagità. Sembra deciso, ma solo quando è ubriaco. Nel quadro più ampio, Erode è timoroso, perplesso e diviso. Sembra potente, ma in realtà è smarrito.

Giovanni Battista, al contrario, sembra impotente, ma in realtà è sicuro di sé. È un emarginato (con il suo strano stile di vita nel deserto), ma sa cosa richiede la giustizia. La sua integrità è al servizio della bontà. Sa quanto sia essenziale che i voti, i giuramenti e le promesse siano affidabili, non il tipo di promessa che un Erode ubriaco fa ora a Salomè, ma il tipo di promessa su cui si fonda il matrimonio.

Non che Giovanni Battista vedesse necessariamente il quadro più ampio. È sostenuto dalla sua fede in Dio e dalla sua fiducia che, difendendo la giustizia, sta servendo Dio. Il suo compito è fare ciò che sa essere giusto e lasciare il risultato finale a Dio. Così è stato anche per Geremia, Stefano, Tommaso Moro e innumerevoli altri credenti perseguitati e martiri. Si affidano a Dio, fanno ciò che ritengono giusto anche a costo della vita e lasciano il risultato finale a Dio.

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