Letture: Giuda 17, 20b-25; Salmo 63; Marco 11,27-33
In un sermone intitolato Puer Iesus («Il fanciullo Gesù»), Tommaso d’Aquino, predicando davanti a un’assemblea universitaria, offre alcuni consigli su come imparare bene. Una delle cose che raccomanda è di rispondere alle domande con prudenza. Qualsiasi risposta dovrebbe corrispondere alle capacità intellettuali di chi risponde: non cercare di rispondere a qualcosa che va oltre le tue capacità. La tua risposta dovrebbe corrispondere al carattere di chi ti pone la domanda. In terzo luogo, dovrebbe essere una risposta alla domanda posta e non solo chiacchiere o, nelle parole di San Tommaso, «piena di vento».
Ovviamente è il secondo di questi aspetti ad essere in gioco nella lettura del Vangelo di oggi. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani pongono a Gesù una domanda sulla sua autorità nel compiere le opere che compie. Gesù risponde con una domanda a sua volta: il battesimo di Giovanni era dal cielo o dalla terra?
La loro esitazione rivela che la loro domanda iniziale era in malafede: il loro interesse per la sua risposta non era sincero, poiché volevano, come hanno fatto in altri punti dei Vangeli, tenderlo in una trappola. Così egli li lascia con la domanda sulla sua stessa autorità.
Oltre a confermare la saggezza del consiglio di San Tommaso – la tua risposta dovrebbe corrispondere al carattere di chi ti pone la domanda – cos’altro possiamo trarre da questo episodio? Una cosa che possiamo trarne è il richiamo a chiarire le nostre motivazioni nel porre domande agli altri. Siamo sinceramente interessati alle conoscenze che possono condividere con noi o abbiamo qualche altro motivo nel porgliele? Siamo sinceramente interessati a loro o solo a qualche nostro programma personale?
Lo stesso vale per le domande che poniamo a Dio.
Porre domande sincere significa che abbiamo riposto la nostra fede in colui a cui rivolgiamo la domanda. Non stiamo prendendo in giro, provocando o cercando di metterlo in imbarazzo. Porre domande sincere è una delle cose più importanti che uno studente debba fare. Ma «uno studente deve credere» è un insegnamento di saggezza proveniente dal mondo antico. Uno studente deve fidarsi del maestro. Ed è questo che manca agli oppositori di Gesù. Non credono in lui, non si fidano di lui, e quindi lui non si affida a loro.
La prima lettura di oggi è tratta dalla Lettera di Giuda, ma dai versetti che abbiamo letto è stato omesso il riferimento ai beffardi, che in realtà è molto rilevante per il Vangelo che oggi la accompagna. Le parole degli apostoli a cui Giuda fa riferimento, omesse dalla lettura, sono che «ci saranno schernitori, che creeranno divisioni». Ricordando questo, ciò che segue ha più senso: «edificatevi sulla vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, aspettate la misericordia del nostro Signore, Gesù Cristo».
Se facciamo queste cose, allora siamo nella giusta disposizione per rivolgere le nostre domande a Dio. Ciò che è ancora più meraviglioso è che siamo nella giusta disposizione per ricevere da Dio risposte dirette, veritiere e vivificanti. Se ci affidiamo a Dio, Dio si affiderà a noi. Perché lo ha già fatto, mandando il Figlio e lo Spirito.