Letture: Amos 5,14-15, 21-24; Salmo 49; Matteo 8,28-34
Deus humanissimus – Dio totalmente umano – è un’espressione associata all’opera teologica del domenicano belga Edward Schillebeeckx. Mi viene in mente riflettendo sulle letture di oggi, che ci presentano vari tipi di creature mostruose, attività surreali e comportamenti umani sconcertanti. In mezzo a tanta distorsione e confusione spicca colui che è semplicemente e pienamente umano, colui che ha un cuore di carne, Gesù, che irradia verità e compassione.
Via le solennità e le feste, dice Amos, via gli olocausti e le oblazioni, via il bestiame ingrassato e le liturgie chiassose. Il brano di oggi è un breve riassunto di ciò che Amos ripete spesso e con tono sempre più incisivo nel corso del suo libro. Perché non essere semplicemente umani, chiede, dimostrando la propria devozione religiosa e la propria fede in Dio vivendo con giustizia e praticando la bontà? È il modo in cui trattate gli altri che conta di più. Lasciate che la giustizia e la bontà guidino le vostre azioni e caratterizzino la vostra personalità: sono cose semplici, ma Dio le preferisce alle cerimonie elaborate accompagnate dalle distorsioni della corruzione e dell’ingiustizia.
La lettura del Vangelo ci trasporta poi in un mondo che sembra un dipinto di Hieronymus Bosch: strano e meraviglioso, surreale e inquietante, oscuro e contorto. Gli indemoniati sono esseri umani, ma posseduti da spiriti maligni e quindi non sono nel pieno possesso delle loro facoltà mentali, non sono semplicemente umani. Neanche i demoni stessi sono umani, ovviamente, e il loro scopo è quello di distorcere e frammentare, di turbare l’equilibrio del creato e di distogliere le persone dalla giustizia e dalla bontà. I modi e i mezzi per farlo non contano: proveranno di tutto, e molte cose funzionano. Neanche i malcapitati maiali sono esseri umani, ma vittime innocenti in questa storia, gravati dalla maledizione di essere classificati come impuri nelle parti precedenti delle Sacre Scritture.
I porcari, come i discepoli nella lettura di ieri, sono fuori di sé dalla paura e fuggono per raccontare tutto ciò che è accaduto, compreso ciò che è successo agli indemoniati. È una strana interpretazione: si sarebbe pensato che la cosa principale che avessero da raccontare fosse ciò che era accaduto agli indemoniati. Invece ci viene detto che raccontarono l’intera storia, riferirono tutto… compreso ciò che era accaduto agli indemoniati.
L’intera storia: fino a che punto risalirono nel raccontare la storia? La storia che devono raccontare riguarda Gesù. Paradossalmente, la figura della storia più semplice e schietta è quella che incute più terrore. Dopo aver ricevuto un resoconto completo, l’intera città si mise in marcia per andargli incontro e, non appena lo videro, lo implorarono di andarsene dalla loro zona! Si sarebbe pensato che una comunità abituata a demoni, indemoniati e maiali sarebbe stata in grado di sopportare la presenza tra loro di uno che è semplicemente e pienamente umano. Ma non è così. Egli è, a quanto pare, il personaggio che incute più timore nella storia e gli chiedono di lasciarli in pace. Qualunque cosa ci sia in lui.
Tra le creature strane e sconcertanti che compaiono in queste pagine del Vangelo – demoni urlanti e maiali impazziti, aspiranti seguaci, discepoli dubbiosi, abitanti del paese terrorizzati – c’è uno che sta realizzando il piano della creazione con integrità e chiarezza. Il suo, nelle parole del poeta scozzese Edwin Muir, è «il vero volto umano» e l’umanità non riesce a sopportare gran parte di quella semplice realtà, del giudizio che essa implica, della santità che rivela. La poesia di Edwin Muir è acqua fresca di sorgente rispetto alle distorsioni raccontate nelle letture delle Scritture:
Sì, il tuo, amore mio, è il vero volto umano. / Nella mia mente avevo atteso a lungo questo momento,
vedendo il falso e cercando il vero, / poi ti ho trovato come un viandante trova un luogo
di accoglienza all’improvviso in mezzo alle valli sbagliate, / alle rocce e alle strade tortuose. Ma tu,
come dovrei chiamarti? Una fontana in un deserto, / un pozzo d’acqua in una terra arida,
o qualsiasi cosa che sia onesta e buona, un occhio / che illumina il mondo intero. Il tuo cuore aperto,
Semplice nel donare, dona l’atto primordiale, / Il primo mondo buono, il fiore, il seme che vola,
Il focolare, la terra salda, il mare vagante, / Non belli o rari in ogni parte,
Ma come te stesso, così come erano destinati ad essere.
- Edwin Muir, «The Confirmation», pubblicato in *The Narrow Place*, 1943