Letture: Atti 5,34-42; Salmo 27; Giovanni 6,1-15
ACQUA E FUOCO
PREDICAZIONE DOMENICANA
Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum
Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena
venerdì 17 aprile 2026
SECONDA SETTIMANA DI PASQUA - VENERDI
giovedì 16 aprile 2026
SECONDA SETTIMANA DI PASQUA - GIOVEDI
Letture: Atti 5,27-33; Salmo 34; Giovanni 3,31-36
- Gesù viene dall'alto, loro, attraverso la fede in lui, sono nati dall'alto. La stessa parola usata oggi per dire che Gesù è «dall'alto» è stata usata in precedenza in Giovanni 3 per parlare di Nicodemo che è nato «dall'alto»;
- Come colui che viene dal cielo, Gesù parla con autorità e anche gli apostoli parlano con autorità perché parlano nel suo nome e con la potenza del suo Spirito mandato dal cielo;
- Gesù ha provocato indignazione con la sua predicazione e loro provocano indignazione predicando nel suo nome.
mercoledì 15 aprile 2026
SECONDA SETTIMANA DI PASQUA - MERCOLEDI
Letture: Atti 5,17-26; Salmo 34; Giovanni 3,16-21
Allora, c'è o non c'è un giudizio? Sembra che il Vangelo di oggi dia risposte diverse a questa domanda. «Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo...» e «chi crede in lui non sarà giudicato». D'altra parte, «chi non crede in lui è già giudicato» e «questo è il giudizio: che la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce».
Da questo passo del Vangelo è chiaro che il giudizio non è un'azione nuova da parte di Dio, ma è già contenuto, implicito, nelle azioni che Dio ha già compiuto nella missione, nella passione, nel mistero pasquale di suo Figlio. Alla luce della vita del Verbo incarnato, della luce della sua passione e della gloria della sua risurrezione, la verità della nostra vita diventa chiara. Lo si vede nell'esperienza dell'apostolo Tommaso. «Mio Signore e mio Dio», dice. La manifestazione di Gesù risorto con i segni dei chiodi e gli altri segni della sua passione è sufficiente, non c'è bisogno di altre parole.
Questa teologia del giudizio si ritrova nelle opere dell'artista domenicano Beato Angelico. Le sue rappresentazioni del giudizio universale sono tutte simili: Gesù glorificato mostra all'intero universo i segni della sua passione, i segni dell'amore con cui Dio ha tanto amato il mondo. La nostra situazione, la nostra debolezza, il nostro bisogno sono evidenti alla luce di questa gloria. Non servono altre parole di giudizio: in questa luce possiamo vedere la verità della nostra condizione.
In Gesù risorto vediamo l'unità completa e assoluta dell'amore e della verità, della giustizia e della misericordia. È estremamente difficile per noi mantenere questa identità assoluta di verità e amore, di giustizia e misericordia. Ma questo è ciò che vediamo in Gesù. Un altro famoso domenicano, Tommaso d'Aquino, ha una frase molto bella per descrivere il nostro Salvatore. Egli è Verbum spirans amorem, il Verbo che respira Amore. Egli è il nostro giudice perché è Verbo, Verità, Sapienza, Integrità; è il nostro salvatore perché è Amore, Compassione, Misericordia.
Viviamo quindi alla luce di questo Verbo che respira Amore, agendo nella verità affinché sia chiaro che ciò che facciamo è fatto in Dio.
domenica 12 aprile 2026
SECONDA DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
sabato 11 aprile 2026
SABATO FRA L'OTTAVA DI PASQUA
venerdì 10 aprile 2026
VENERDI FRA L'OTTAVA DI PASQUA
E l'Eucaristia è il modo supremo in cui i discepoli sanno di essere in presenza del Signore Risorto, riconoscendolo nella frazione del pane, lasciandosi nutrire da lui, dando se stessi in servizio amorevole agli altri così come lui ha dato completamente se stesso in amorevole servizio a noi.
giovedì 9 aprile 2026
GIOVEDI FRA L'OTTAVA DI PASQUA
Pietro e Giovanni sono testimoni. Essi testimoniano gli eventi accaduti, la condanna e l'esecuzione di Gesù di cui tutti sono già a conoscenza, ma poi anche la sua risurrezione. Questo è il compito specifico dell'apostolo: essere testimone della risurrezione.