Letture: Geremia 14,17-22; Salmo 79; Matteo 13,36-43
Anche nel Nuovo Testamento si percepisce, di tanto in tanto, la preoccupazione che, se Dio venisse presentato come troppo indulgente verso i peccatori, troppo compassionevole e misericordioso, ciò non sarebbe di aiuto per loro (per noi). Meglio ricordare loro il giudizio e la punizione, non solo per mostrare loro la realtà della loro situazione, ma per spingerli alla conversione attraverso il timore di quella punizione, se non altro.
Il racconto dell’incontro di Gesù con la donna sorpresa in adulterio ne è un esempio: questo brano ha vagato nei manoscritti del Nuovo Testamento, poiché la prima comunità non sapeva bene come trattarlo, prima di trovare finalmente posto in Giovanni 8. Gesù fu troppo liberale, troppo indulgente, nella sua risposta all’adulterio? Un altro esempio è la spiegazione allegorica della parabola del grano e della zizzania nel Vangelo di oggi. Una difficoltà è che tali spiegazioni allegoriche – provenivano da Gesù stesso o dai discepoli? – fissano il significato della parabola, mentre, lasciata a se stessa, una parabola può continuare a racchiudere molti significati ed essere feconda in modi interessanti. L’allegoria ci dice cosa pensare dei diversi elementi della parabola e delle relazioni tra di essi. Lasciata a se stessa, la parabola rimane aperta, invitandoci a farla entrare nella nostra meditazione, a permetterle di fecondare e approfondire la nostra comprensione di come è Dio.
Anche la spiegazione che ascoltiamo oggi sembra contrapporsi alla parabola stessa. Laddove la parabola rivolge la nostra attenzione alla pazienza e alla compassione di Dio, la spiegazione non solo ne restringe il significato, ma lo fa in un modo che altera l’immagine di Dio che ci viene presentata.
Nella splendida poesia della lettura tratta da Geremia, le conseguenze del peccato sono presentate con grande forza. Al peccato segue la devastazione. Perdere il rapporto con Dio significa perdere tutto il resto che potrebbe dare senso e scopo alla vita. A chi può rivolgersi il popolo? La risposta di Geremia anticipa l’insegnamento di Gesù, dicendoci che il popolo, se vuole nutrire speranza di risanamento, deve guardare a qualcosa in Dio piuttosto che a qualsiasi cosa in se stesso. Sarà «per amore del nome del Signore» che si rivolgerà a Lui, chiedendogli di «non disonorare il trono della sua gloria», chiedendogli di «ricordarti della tua alleanza con noi e di non romperla».
Abbiamo infranto quell’alleanza e ogni speranza di guarigione e riconciliazione è in Dio. È a Dio solo che guardiamo, poiché è Lui solo che ha compiuto tutte queste cose. E lo facciamo con maggiore fiducia, sulla scia del modo in cui il giudizio di Dio su questo mondo si è effettivamente rivelato, nella croce di Gesù, dove vediamo intrecciate insieme, come il grano e la zizzania, la terribile realtà del peccato e la straordinaria bellezza dell’amore infinito di Dio.