Michea 7,14-15, 18-20; Salmo 85; Matteo 12,46-50
Efesini 6,2 afferma che il comandamento di onorare i propri genitori è il primo comandamento a cui è associata una promessa: «Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi e ti vada bene nella terra che il Signore tuo Dio ti dà» (Deuteronomio 5,16; Esodo 20,12). La questione è presa molto sul serio nell’Antico Testamento: «Ciascuno di voi onori sua madre e suo padre» (Levitico 19,3); colpire o anche solo maledire i propri genitori è un reato punibile con la morte (Esodo 21,15, 17; Levitico 20,9; Deuteronomio 27,16).
Gesù fa riferimento a questo comandamento nella controversia con i farisei e gli scribi che, egli dice, hanno di fatto respinto il comandamento di Dio introducendo una «clausola di deroga» nelle loro leggi: se qualcuno dedicava dei beni a fini religiosi, ciò lo liberava dai suoi obblighi verso i genitori. Ma questa è corruzione, dice Gesù, tanto più grave in quanto si maschera da pietà: «Voi respingete il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione» (Matteo 7,10; Marco 15,1-9). Dobbiamo stare attenti a non finire per fare qualcosa di simile, dando più importanza alle tradizioni umane che ai comandamenti di Dio.
Allo stesso tempo Gesù chiarisce che la fede in lui è più fondamentale persino del nostro rapporto con i genitori. Non dobbiamo «preferire» loro a lui se vogliamo essere degni di lui (Matteo 10,32-40; Marco 10,28-31; Luca 9,57-62; 14,25-35). «Il sangue non è acqua», si suol dire. Il Libro del Levitico identifica in questo il motivo per cui maledire i propri genitori è un reato capitale: se maledici i tuoi genitori, «il tuo stesso sangue ricadrà su di te» (Levitico 20,9). Ma Gesù insegna che c’è qualcosa di più forte del sangue. «Chi sono mia madre e i miei fratelli?», chiede quando gli viene detto che si trovano ai margini della folla e lo stanno cercando (Matteo 12,46-50). Coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica, risponde. La donna che loda Maria – «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato» (Luca 11,27-28) – riceve la stessa risposta: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano». Questo è il legame più forte di tutti: il nostro diventare fratelli e sorelle di Cristo, la nostra adozione come figli del Padre, la nostra vita condivisa nello Spirito.
Lo scambio tra il giovane Gesù e i suoi genitori umani nel Tempio di Gerusalemme può sembrare sconcertante: «Come mai mi avete cercato? Non sapevate che io devo trovarmi nella casa del Padre mio?» (Luca 2,49). Ma serve a introdurre il significato della sua missione, nella quale l’antico comandamento rimane in vigore pur essendo assorbito nel nuovo comandamento, per ricevere lì nuova forza. In Cristo ci viene chiesto non solo di onorare nostro padre e nostra madre, ma di amarli. Chiunque compia la volontà del Padre celeste è nostro fratello, nostra sorella e nostra madre – e questo include i nostri fratelli, le nostre sorelle e i nostri genitori che, quando condividono la nostra fede, sono legati a noi in modo ancora più profondo.