Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

domenica 3 dicembre 2017

LO STUPORE E IL DESIDERIO DEI BAMBINI CI INSEGNANO L'ATTESA

AVVENTO, 1a Settimana, Domenica (Anno B)


Abbiamo sperimentato e assaggiato troppo, o amante,
Attraverso una fessura troppo ampia non si arriva ad alcuna meraviglia.

Sono i versi di una poesia chiamata Avvento, scritta da Patrick Kavanagh (1904-1967) e imparata da ogni scolaro e da ogni scolara irlandese della mia generazione. L'adulto che è esperto, compromesso e forse un po' cinico invidia la meraviglia e lo stupore che caratterizzano l'anima del bambino. Così il poeta parla della ‘novità che era in ogni cosa vecchia quando abbiamo guardato ad essa come bambini’. Egli spera che ‘il pane nero secco e il tè senza zucchero della penitenza risveglino un nuovo interesse per il lusso di avere un anima di bambino’.

Da bambini abbiamo un senso forte e naturale di meraviglia. Parte del prezzo di crescere sembra essere la perdita della freschezza e chiarezza che lo accompagna. Il mondo diventa ordinario. Diventa meno magico e più grave. Diventa indifferente e forse persino ostile. Qualcosa si perde, una nitidezza, un’acutezza, una luce, in cui anche le cose più ordinarie sono magiche e gli eventi più comuni misteriosi. Lo ritroviamo brevemente, forse, andando a vedere Harry Potter o Il Signore degli Anelli, ma il punto è se si può trovarlo di nuovo nella nostra vita reale e non solo nelle immagini tremolanti di un film.

Che dire di un ponte, una barca, un fiume, un campo, un autobus rosso (che meraviglia!), un sole di mattina presto sopra un mare lontano, binari del tram inutilizzati, catrame bollente in un giorno d'estate, il ronzio degli insetti, le luci di Natale - e molte altre cose ordinarie e il significato che hanno avuto per il bambino che eravamo una volta. Gli adulti ancora 'captano' qualcosa di meraviglioso di seconda mano, attraverso i loro figli. L'emozione e lo stupore dei bambini, soprattutto nel periodo di Natale, sono contagiosi. Attraverso i loro occhi si intravede ancora una volta quello che in passato abbiamo conosciuto - l'attesa eccitata del tempo di Avvento, il desiderio, quasi oltre ogni capacità, dell’arrivo di un grande giorno.

Il tempo di Avvento ci invita a riscoprire e tornare a qualcosa che abbiamo perso. Questo è ciò che la parola 'fare penitenza' significa - tornare indietro, girare intorno, ritornare. Dobbiamo fare questo non solo per lamentare quello che è stato perso, ma per riscoprire un certo impulso, per essere ancora una volta attenti, appassionati, svegli e attenti. Dobbiamo essere aperti alle meraviglie che il Signore rivelerà di nuovo nelle nostre vite (stanchi e cinici come si può essere a volte), le meraviglie che rivelerà di nuovo nel nostro mondo (ingiusto, violento e corrotto come ora, spesso, è).

Abbiamo sperimentato e 'assaggiato' troppo. I pensieri, le preoccupazioni e gli eventi tristi della vita ci opprimono. Le distrazioni ci impediscono di stabilirci profondamente dentro i nostri cuori. Può essere che siamo stati colti dall'indurimento e dall'oscuramento che seguono al peccato. Qualunque sia lo stato del nostro cuore di adulti, l'Avvento mantiene la promessa di farci vivere di nuovo in uno stato di totale meraviglia.

Questa nota di gioiosa attesa e intensa meraviglia viene emessa durante la liturgia del tempo di Avvento. Andiamo al monte del Signore, pieni di gioia mentre ci avviciniamo alla sua casa. Le spade saranno trasformate in vomeri, le lance in falci. Non ci sarà più addestramento alla guerra. Svegliati, perché ci sarà presto la luce del giorno e l'ora delle tristi tenebre sarà finita. Stai sveglio! Sii pronto! Sii attento, desideroso e in attesa, perché la venuta del Figlio dell'uomo sarà improvvisa e piena di significato.

Spesso le persone dicono che il Natale è per i bambini. È più esatto dire che il Natale è per gli adulti che non hanno dimenticato cosa vuol dire essere un bambino. È per coloro che hanno sofferto ‘i sassi e i dardi di una sorte crudele’ e non hanno permesso ad essi di distruggere la loro meraviglia o gioia o speranza. Natale è un tempo per riaccendere la nostra fede che il nostro Dio tornerà, aprendo una strada tra le valli e le montagne della nostra vita, rendendo possibile ciò che sembrava impossibile. Egli è, dopo tutto, il Dio che risuscita i morti.

Il bambino in noi non ha alcuna difficoltà a credere tali meraviglie e tutto quello che dobbiamo fare è avere fiducia che quel bambino sta vedendo qualcosa di vero. Dobbiamo essere i figli adulti del nostro Padre celeste, conquistati dal lusso di un’anima di bambino attraverso la preghiera e la riconciliazione, la penitenza e il retto vivere. Non è davvero un lusso, l'anima di questo bambino in noi. È essenziale per la nostra maturità in quanto solo se diventiamo come bambini saremo pronti ad entrare nel regno dei cieli, quando Egli viene.

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