Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

mercoledì 4 novembre 2026

Settimana 31 Mercoledi (Anno 2)

Letture: Filippesi 2,12-18; Sal 26; Luca 14,25-33

I predicatori e i traduttori tendono a evitare il termine “odiare” nel Vangelo di oggi. Talvolta viene reso con “preferire a me” o “più di me”. Ma Gesù, così come lo descrive san Luca, è più radicale e intransigente riguardo a questo necessario distacco – necessario se si vuole seguirlo – di quanto non lo sia riguardo ai pericoli delle ricchezze. In realtà si tratta di due aspetti della stessa cosa. Nonostante la tenerezza e la compassione di Gesù, così come lo conosciamo nel Vangelo di Luca, ci sono anche questi moniti radicali sulle ricchezze e sulla necessità di odiare persino la propria vita se si vuole seguirlo.

Gesù non è un divulgatore di valori borghesi, anche se a volte è stato trasformato in questo. Non è qui per avallare il mondo così come lo intendono coloro che lo seguono. È strano e diverso. La sua chiamata non è quella di trovare un posto per lui nel nostro mondo – di inserirlo in qualche modo accanto alle altre relazioni e attività in cui siamo coinvolti. La sua chiamata è quella di seguirlo nel suo mondo, dove lui ha trovato un posto per noi. La chiamata non è quella di incastrare lui e il suo messaggio nel nostro mondo e in ciò che è accettabile per esso – anche se, ancora una volta, questo è spesso ciò che è stato fatto. Egli ci chiama a seguirlo nel suo mondo strano e nuovo.

Il Vangelo di Luca è il Vangelo dei grandi capovolgimenti: odiare chi si è inclini ad amare; amare chi si è inclini a odiare; i primi saranno ultimi, gli ultimi saranno primi; gli umili saranno esaltati, gli esaltati saranno umiliati; il ricco e Lazzaro; il fariseo e il pubblicano; il fratello maggiore e il figliol prodigo. Come si può allora essere suoi discepoli? Sembra troppo difficile, troppo paradossale, persino un po’ strano. Come si fa a prevedere il costo di seguirlo, come fa l’uomo che vuole costruire una torre? Come prepararsi con buon senso a seguirlo, come fa l’uomo che decide di andare in guerra? Ciò che ci insegna riguardo al costruttore di torri e a chi parte in guerra è che essi compiono preparativi che sono «l’unica cosa sensata» se quello è proprio ciò che vogliono fare. Nel caso di seguire Gesù, qual è «l’unica cosa sensata» se ci stiamo preparando a seguirlo? Ecco cosa dovete fare, dice: rinunciare a tutto ciò che avete, portare la vostra croce, odiare ciò che siete inclini ad amare, persino la vostra stessa vita.

Una cosa è molto chiara qui, nel capitolo 14 del Vangelo di San Luca. Gesù è in cammino verso Gerusalemme per soffrire e morire. Sta per essere respinto dal nostro mondo, che non riesce a trovare un posto per lui, che trova il suo messaggio troppo strano, troppo difficile, troppo sconcertante. Ci sono ancora «grandi folle» che lo seguono, ma questa situazione non durerà ancora a lungo. Lo respingeremo. Ma proprio quel rifiuto di Gesù da parte del mondo apre la strada al più grande capovolgimento di tutti, la risurrezione. Le cose sono state davvero e completamente stravolte, il mondo è stato capovolto e rivoltato come un calzino.

Siamo chiamati a seguirlo in quel mistero del Grande Capovolgimento, il mistero della sua morte e risurrezione. Con il battesimo, dichiarandoci cristiani, lo abbiamo assunto come modello della nostra vita, come criterio con cui valuteremo tutto ciò che riguarda noi stessi, le nostre esperienze, le nostre intenzioni, le nostre motivazioni, le nostre relazioni, le nostre azioni. Partecipare all’Eucaristia significa lasciare che questo mistero del Grande Capovolgimento entri più profondamente in noi, assaporando già (insieme ai nostri padri e madri, mogli e figli, fratelli e sorelle, che condividono la nostra fede) i doni del mondo nuovo che sta per venire.

Inevitabilmente addomestichiamo Gesù, trasformandolo in un innocuo cucciolo, in un moralista a nostra disposizione. Proprio come addomestichiamo Dio. Il suo parlare di odio nel Vangelo di oggi serve quindi a tenerci svegli, vigili, incerti, all’erta per il nostro Dio che è selvaggio e libero, sempre nuovo e creativo nel Suo Amore infinito.

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