Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

martedì 14 luglio 2026

Settimana 15 Mercoledi (Anno 2)

Letture: Isaia 10,5-7, 13b-16; Salmo 94; Matteo 11,25-27

Una lezione che ho seguito a scuola molti anni fa mi è rimasta impressa da allora.

Era una delle mie prime lezioni di “commercio”, come veniva chiamata all’epoca, o di “economia aziendale”, immagino, in seguito. In quella lezione ci fu detto che le due parole più potenti nella pubblicità sono «nuovo» e «gratis». Sebbene siano passati molti anni, sembra che sia ancora così, a giudicare dalla frequenza con cui queste parole, «nuovo» e «gratis», vengono associate ai prodotti.

La buona novella su Gesù è nuova ed è gratuita. Dio è sempre nuovo e sempre libero. E così il messaggio su Gesù, il messaggio su Dio, dovrebbe essere il prodotto più facile da vendere al mondo.

Ma allora, cos’è che permette ai bambini di accogliere questa notizia mentre i dotti e gli intelligenti non ci riescono? Beh, una cosa, suppongo, è la loro apertura alla novità. Il poeta irlandese Patrick Cavanagh ha una frase incantevole nella sua poesia sull’Avvento, quando parla della meraviglia che c’era in ogni cosa banale quando la guardavamo da bambini. C’è un senso di meraviglia e avventura, di possibilità e speranza nella vita e negli occhi del bambino, una meraviglia che troppi adulti, purtroppo, perdono.

E nei bambini vediamo una grande libertà. Inoltre, ammiriamo, e forse invidiamo, la libertà e la spontaneità del bambino, la sua disinvoltura nel chiamare le cose con il loro nome. Non hanno ancora consolidato i propri modi di fare.

Non hanno ancora acquisito esperienza nelle dinamiche del mondo. E così nel bambino c’è una sorta di fiducia, un’apertura, una disponibilità ad apprendere. Naturalmente, in questo ci sono dei pericoli di cui siamo diventati fin troppo consapevoli negli ultimi anni.

Ma è comunque qualcosa che ammiriamo nel bambino: una libertà, un’apertura e una fiducia. Le persone più anziane tra noi, man mano che acquisiscono conoscenza e astuzia nei modi del mondo, diventano esperte. E allora diventa più difficile per loro accogliere Cristo, il messaggio di Cristo, con stupore e libertà.

Agostino, nelle sue Confessioni, ha un famoso passo in cui si rammarica di aver amato Dio troppo tardi. «Tardi ti ho amato, o bellezza sempre antica e sempre nuova». Si convertì a 32 anni.

Scrive all’età di 45 anni. «Tardi ti ho amato, o bellezza sempre antica e sempre nuova». Così, man mano che la vita procede e accadono molte cose, e il nostro senso di meraviglia e il nostro senso di libertà vengono entrambi messi alla prova dalle esperienze della vita, è fondamentale ricordare che Gesù sta parlando di un’infanzia spirituale, di una disponibilità, di un’apertura, di una libertà, che consentono l’ingresso nel regno di Dio.

Si riferisce al livello di vita nello spirito, come Paolo ne parla in modo così eloquente nel capitolo 8 della Lettera ai Romani. Non si tratta quindi di età cronologica, ma di una disposizione dello spirito, in cui troviamo un senso di meraviglia e di libertà, non in noi stessi, ma in Dio, vivendo una vita teologica, una vita incentrata su Dio. Dio che è da sempre antico, ma sempre nuovo. Dio che è assolutamente fedele eppure infinitamente libero.

Questa è la fonte della nostra libertà, della nostra apertura verso ciò che è nuovo, se viviamo una vita teologica, radicata in Dio, sempre antico e sempre nuovo, assolutamente fedele e infinitamente libero. Un Dio di sorprese, quindi. I bambini, naturalmente, amano le sorprese.

Gli adulti tendono invece a diventare apprensivi e diffidenti di fronte alle sorprese. Ma dobbiamo essere pronti per le novità mentre cerchiamo di seguire la via di Cristo. Dobbiamo essere pronti per nuove libertà che non sospettavamo nemmeno nella nostra maturità.

Nessun commento:

Posta un commento