Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

mercoledì 2 settembre 2026

Settimana 22 Mercoledi (Anno 2)

Letture: 1 Corinzi 3,1-9; Salmo 33; Luca 4,38-44

Tom Holland è uno storico britannico che si era prefissato di dimostrare che l’avvento del cristianesimo fosse stato un disastro per il mondo, sostenendo che la violenza e le divisioni da esso generate avessero distrutto le precedenti civiltà pagane, che erano, per così dire, molto più civilizzate. Esaminando attentamente i fatti, tuttavia, è giunto alla conclusione opposta. Nel complesso, e nonostante molti momenti bui, il cristianesimo ha portato una gentilezza e una compassione mai viste prima. In questo era in netto contrasto con la crudeltà e l’indifferenza delle civiltà precedenti.

Ci sono ancora gelosie e rivalità tra di noi, come Paolo osserva tra i cristiani di Corinto, ma finché loro – e noi – manteniamo il contatto con le nostre radici cristiane, queste cose non dovrebbero sopraffarci completamente. Rimangono demoni contro cui dobbiamo lottare, ma lo Spirito viene in nostro aiuto nella nostra debolezza anche in questo ambito.

I cristiani di Corinto si stavano già dividendo in gruppi, in una sorta di competizione reciproca. Ogni gruppo aveva il proprio capo designato e Paolo ricorda loro quanto ciò sia contraddittorio, come se Cristo potesse essere diviso.

Invece, come vediamo nella lettura del Vangelo, Cristo è concentrato e risoluto. È dedito alla missione che gli è stata affidata: predicare, guarire e scacciare i demoni. Non crea affatto un gruppo di seguaci o sostenitori, ma dice ai discepoli che deve recarsi in altri luoghi e comunità verso cui è stato mandato.

I suoi discepoli non sono così concentrati, né così risoluti, e si lasciano distrarre in mille modi diversi. La gelosia e la rivalità non sono mai lontane. Nella Lettera di Giacomo sono proprio la gelosia e l’ambizione egoistica a rappresentare i veri spauracchi, quelle tendenze molto comuni, potremmo dire, che inevitabilmente si manifestano ovunque gli esseri umani si riuniscano per un progetto o uno scopo condiviso.

Ma lo Spirito viene in nostro aiuto nella nostra debolezza. Egli è lo Spirito d’amore, ed è solo l’amore che può sanare le nostre gelosie e le nostre rivalità. Il successo di qualcuno che non amo particolarmente diventa per me una minaccia e suscita invidia. Il successo di qualcuno che amo è un successo di cui faccio parte anch’io e suscita gioia. Succede così perché è l’amore che ci unisce come un’unica famiglia, rendendo possibile per noi condividere la vita insieme e gioire dei doni reciproci.

L’amore riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo è il dono straordinario e soprannaturale che ci porta oltre le relazioni ordinarie e costruisce una nuova civiltà, quella che chiamiamo il regno di Dio. Siamo tutti servitori di Dio, collaboratori gli uni con gli altri, che curiamo insieme il giardino, costruendo insieme la casa di Dio.

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