Letture: Sapienza 6,12-16; Salmo 63 (62); I Tessalonicesi 4,13-18; Matteo 25,1-13
Gli esseri umani cercano la conoscenza: non c’è nulla di strano o di sorprendente in questo. Aristotele inizia il suo libro di filosofia più famoso con questa affermazione: «Tutti gli uomini, per natura, desiderano conoscere». È semplicemente naturale per l’animale che siamo voler e aver bisogno di conoscere molte cose.
La nostra ricerca della conoscenza ci porta oltre i bisogni immediati che condividiamo con gli altri animali, come dove trovare cibo e come costruire dimore, dove trovare compagnia e come comprendere il nostro ambiente. Realtà quali il potere e il controllo alimentano il nostro desiderio di conoscenza. Ma anche capacità tipicamente umane come l’arte, la poesia e la musica alimentano quel desiderio. Le vediamo entrambe già negli esseri umani più «primitivi» ed entrambe continuano a manifestarsi negli esseri umani più sviluppati (come ci piace considerarci). Siamo guidati dalla nostra curiosità, dal nostro desiderio e dalla nostra fame di conoscenza, in tutti i regni della scienza e della filosofia, della politica e dell’arte, dei giochi e della religione, della poesia e della musica, della tecnologia e del simbolismo.
La prima lettura di oggi è solo uno dei tanti testi della Bibbia che parlano del nostro desiderio di conoscenza. Ci sono molti testi meravigliosi di questo tipo, nei Proverbi e nel Siracide, nel Libro della Sapienza e nei Salmi, che elencano i numerosi ambiti della vita in cui si possono vedere i frutti di questo desiderio. Più che la conoscenza, ciò che desideriamo è la saggezza: ancora una volta i filosofi e la Bibbia concordano su questo punto. La saggezza è giusta comprensione e buon giudizio. È una conoscenza che è sempre anche morale e spirituale, non solo informazione, conoscenza fredda per così dire, ma una comprensione che rimane sempre umana. Significa che pensiamo alle cose sempre nel loro contesto umano più ricco possibile, al loro significato per noi e per la nostra vita, al loro contributo al bene comune dell’umanità così come alla felicità e alla realizzazione degli individui.
Ma ecco qualcosa di straordinario, strano e sorprendente, che ci viene rivelato solo attraverso la rivelazione di Dio nella Bibbia: non solo siamo noi a cercare la saggezza, ma è la Saggezza stessa a cercare noi. Questo non lo troviamo nella tradizione greca né nelle altre ricche tradizioni di ricerca della saggezza. Non solo cerchiamo la comprensione della verità che chiamiamo saggezza, poiché la Verità, la Comprensione e la Saggezza si donano a noi se procediamo nel modo giusto. Ma oltre a ciò, «lei (la Saggezza) fa il suo giro, cercando coloro che sono degni di lei». «Si mostra loro con benevolenza lungo le vie e li accoglie con ogni sollecitudine». «Si affretta a farsi conoscere in anticipo rispetto al loro desiderio».
Ciò che i Vangeli, e il Nuovo Testamento in generale, aggiungono a tutto ciò è l’identificazione di questa Saggezza divina con Gesù, il Verbo eterno o l’Intelligenza di Dio. Egli è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto, per illuminare tutti coloro che giacciono nelle tenebre, per guidare tutti coloro che vagano per vie sconsiderate, per nutrire i cuori e le menti di tutti coloro che hanno sete del vino della comprensione e fame del pane della conoscenza.
C’è quindi uno strano contrasto tra la Saggezza così come viene descritta nella prima lettura, Gesù di cui si parla nella seconda lettura e lo sposo della parabola evangelica — che arriva in ritardo, escludendo coloro che sono stati così sciocchi da non aver previsto il suo arrivo tardivo, rifiutandosi di ammetterli al banchetto nuziale. Il fulcro della parabola non può essere il carattere dello sposo. Piuttosto, il regno dei cieli è come il suo arrivo improvviso, in un momento inaspettato, e la saggezza che ci viene chiesta è quella di rimanere svegli, sempre vigili, in attesa della sua venuta.
Potremmo forse riformularlo così: mantenete forte il vostro desiderio; continuate la vostra ricerca; non permettete che la vostra curiosità o la vostra sete di conoscenza, comprensione e saggezza si indeboliscano. Queste cose stanno venendo verso di voi anche se, a quanto pare, tardano ad arrivare. L’olio nelle vostre lampade è questo desiderio naturale di saggezza, della presenza di Gesù e di una vita sana e santa. Questo sarà vostro, perché non siete solo voi a cercarlo, ma è anche lui che cerca voi. La saggezza vi chiama. È il «segugio del cielo» che vi segue le tracce e desidera ardentemente sedersi a tavola con voi. Vuole condividere le sue ricchezze con te per soddisfare finalmente, e oltre ogni tua più sfrenata aspettativa, il tuo desiderio di conoscenza, la tua fame di comprensione, il tuo anelito di vedere.
Tutto ciò che tu o io dobbiamo fare è restare svegli. In altre parole, prestare attenzione al tuo desiderio per mantenerlo forte. Lo sposo sta arrivando. Possa egli donarci questo semplice dono: la saggezza di trovarci nel posto giusto al momento giusto quando apparirà.
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