Letture: Atti 8,5-8.14-17; Salmo 66; 1 Pietro 3,15-18; Giovanni 14,15-21
Il profeta Isaia dice che il Messia sarà unto dallo Spirito e avrà i doni dello Spirito: sapienza e intelligenza, consiglio e forza, conoscenza e timore del Signore (Isaia 11,2). Per i cristiani Gesù è questo Messia promesso e coloro che gli appartengono attraverso la fede e il battesimo sono membri del popolo messianico. Essi partecipano a questi stessi doni dello Spirito.
Scrivendo ai Galati, San Paolo parla di «frutti» piuttosto che di «doni» dello Spirito, ma l’idea è la stessa: che coloro che vivono «secondo lo Spirito» condurranno una vita caratterizzata da amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, generosità, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo (Galati 5,22-23).
Se vogliamo vedere lo Spirito Santo all’opera, quindi, dobbiamo cercare individui e comunità le cui vite siano caratterizzate da questi doni e frutti. Nella prima lettura di oggi, ad esempio, la predicazione di Filippo unisce gli abitanti di una città samaritana proprio mentre i miracoli operati attraverso di lui li riempiono di gioia (Atti 8,5-8). Una comunità che non è unita e che manca di gioia non è chiaramente un luogo dello Spirito. Naturalmente ci sono battaglie da combattere e l’unità a volte non si conquista facilmente. Allo stesso modo, alcune forme di gioia apparentemente religiosa possono essere scoraggianti piuttosto che d’aiuto. Ma una comunità che, a lungo termine, non riesce a trovare l’unità o la cui vita è priva di gioia non mostra molti segni di essere un luogo dello Spirito Santo.
Nella lettura del Vangelo Gesù parla dello Spirito come dello «spirito di verità» che sarà con i discepoli e sarà in loro (Gv 14,17). Egli li renderà capaci di vivere secondo la via di Gesù, di comprendere ciò che egli ha insegnato loro e di amarlo nel modo in cui egli chiede. Possiamo quindi dire che la paura della verità, o una cultura della menzogna, o l’indifferenza verso Gesù Cristo, o il rifiuto di amare, sono tutte cose incompatibili con lo Spirito all’opera.
Lo Spirito Santo rivela la sua presenza in questi doni e frutti. Ma nella prima lettura di oggi ci viene insegnato qualcos’altro sulla presenza dello Spirito. Dopo la predicazione di Filippo, gli apostoli si recano da Gerusalemme in Samaria per pregare per i cristiani appena battezzati. Pregano affinché ricevano lo Spirito e, quando gli apostoli impongono loro le mani, essi ricevono lo Spirito Santo (Atti 8,14-17).
A volte si contrappone la religione “istituzionale” a quella “spirituale”, come se le due fossero necessariamente opposte. Ma questo testo degli Atti degli Apostoli insegna che non è così e che l’opera della Chiesa nel mondo è l’opera dello Spirito. Alla Cresima, quando riceviamo il dono dello Spirito, ciò avviene attraverso il contatto con il vescovo, successore degli apostoli, che prega affinché riceviamo lo Spirito e ci impone le mani a questo stesso scopo.
Quindi lo Spirito opera non solo nella vita virtuosa e spirituale dei cristiani, ma anche nella predicazione e nei sacramenti della Chiesa. Il sacramento della Cresima conferisce a ogni cristiano adulto una missione a nome della Chiesa: vivere come testimone o “soldato” di Cristo, rendendo testimonianza della sua bontà e del suo amore in mezzo alle tentazioni e alle difficoltà della vita nel mondo. Attraverso il ministero della Chiesa lo Spirito opera in ogni cristiano fedele incoraggiando la giustizia, l’integrità, la retta condotta, la gentilezza: tutto ciò che accompagna una vita fondata sulla verità e sulla bontà. Naturalmente non possiamo limitare l’opera dello Spirito ai confini della Chiesa visibile. Ma possiamo essere certi della Sua presenza lì.
Può capitare che ci si trovino di fronte a prove molto evidenti dell’opera dello Spirito, per esempio nella vita dei santi, nell’eroismo dei profeti e dei martiri, nella fedeltà degli anziani, nel coraggio e nell’entusiasmo dei giovani – in ogni sorta di modi in cui i doni e i frutti dello Spirito operano per l’edificazione della comunità e per la guarigione del mondo.
Ma è anche vero che gran parte dell’opera dello Spirito rimane nascosta e non celebrata. La preghiera e la sofferenza di innumerevoli persone nel corso dei secoli costituiscono un serbatoio spirituale nel cuore del nostro mondo. Una delle gioie del regno eterno sarà scoprire come lo Spirito ha operato nella creazione e nella sua storia.
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