Letture: 2 Re 2,1; 6-14; Salmo 30/31; Matteo 6,1-6; 16-18
In ogni caso, il digiuno, la preghiera e l’elemosina sono ricompensati. Se la nostra motivazione è quella di essere visti e ammirati dagli altri, allora avremo già ricevuto la nostra ricompensa nella loro attenzione e nel loro interesse nei nostri confronti. Se invece facciamo queste cose per se stesse, in segreto, senza clamore e senza attirare l’attenzione su di noi, allora il Padre Celeste, che vede nel segreto, ci ricompenserà. Questo è l’insegnamento di Gesù nel Vangelo di oggi, che è anche la lettura del Vangelo del Mercoledì delle Ceneri.
Quale sarà la natura della nostra ricompensa? È impossibile prevederla, se non che sarà ciò che è per il nostro massimo bene e la nostra massima felicità. Ciò significa che ci legherà più strettamente al Padre Celeste che dimora nel silenzio e nell’invisibilità.
Quando avremo detto tutto ciò che abbiamo da dire nella preghiera, quando ci saremo preparati attraverso il digiuno e quando avremo fatto l’elemosina ai bisognosi, allora incontreremo al di là di noi stessi un luogo silenzioso e vuoto dove parole, immagini e concetti non funzionano più per noi. Incontriamo dentro di noi la nube oscura in cui si dice che dimori Dio.
Questo ci pone di fronte alla sfida di vivere dall’interno verso l’esterno, piuttosto che il contrario. È fin troppo facile cedere alla tentazione di riempire quel luogo invisibile e silenzioso con immagini e suoni. Il mondo contemporaneo ci sommerge di immagini e suoni scelti appositamente per noi dai sistemi che ci monitorano costantemente. È una sorta di letargia che ci porta a cedere ancora una volta agli stimoli esterni, a distogliere lo sguardo dall’austerità del nostro io interiore.
E se spegnessimo il computer, l’iPad e lo smartphone? E se facessimo un digiuno da essi per un po’? Ciò ci condurrebbe in un luogo arido e desertico dove saremmo costretti a confrontarci direttamente con i nostri pensieri, sentimenti e desideri.
Perseverare in quel luogo segreto, la nostra interiorità, non è facile, ma il Padre Celeste è lì, ad attenderci. È essenziale per la nostra salvezza riuscire a rimanere in quel luogo. Significa stare con noi stessi, confrontarci con noi stessi, senza nasconderci dietro maschere e camuffamenti, dietro una sorta di falsa identità.
Tutte le opere di penitenza conducono a questo punto: il digiuno, la preghiera e la condivisione di ciò che abbiamo con gli altri. In queste attività, o nel nostro rifuggirle, vediamo la verità su noi stessi, una verità che ci renderà liberi, per quanto sgradevole possa essere, anche se a volte è una verità amara. Ma diventerà dolce perché ogni verità è una scintilla divina che rivela la presenza di Dio, che è la Verità.
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