Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

mercoledì 12 agosto 2026

Settimana 19 Giovedi (Anno 2)

Letture: Ezechiele 12,1-12; Salmo 78; Matteo 18,21-19,1

Proprio non capiscono. È una frase che sentiamo spesso. La sentiamo dire, ad esempio, a proposito dei vescovi e di altri superiori religiosi in relazione agli abusi sessuali e ad altri tipi di abuso.

Proprio non capiscono. Ci è voluto così tanto tempo perché la gente si rendesse conto delle implicazioni di tali abusi e delle conseguenze del modo in cui in passato si è reagito a tali abusi. È un po’ come i problemi che, all’interno di una famiglia, derivano dall’alcolismo o dalla tossicodipendenza.

Cosa ci vorrà perché la persona che ne è così dipendente capisca, si renda conto del problema? Cosa ci vorrà? Ci vorrà qualcosa di traumatico, qualcosa di drammatico, qualcosa di molto grave prima che una persona arrivi a comprendere la verità della propria situazione? Nel profeta Ezechiele, che leggiamo nella prima lettura di oggi, vediamo che egli deve compiere gesti folli per far capire qualcosa al popolo. Hanno occhi, ma non vedono. Hanno orecchie, ma non sentono.

Come può farsi capire da loro? Deve fare qualcosa di assurdo. Loro vedono le cose assurde che fa. Notate quante volte nella prima lettura viene usata l’espressione «mentre guardavano».

Fa queste cose assurde: fa i bagagli, se ne va, va in esilio, scava un buco nel muro, si allontana nell’oscurità, poi torna e dice: «Avete capito cosa ho fatto, cosa significa?» Anche molte delle parabole di Gesù sono scenari folli. Sono situazioni esagerate che hanno lo scopo di scioccarci, turbarci, farci pensare «è una follia». E poi lo specchio e la luce si riflettono su di noi e diciamo: «Va bene, forse non è così folle, forse è più normale nel nostro mondo peccaminoso di quanto ci piaccia pensare».

Quindi la parabola di oggi è folle. A un uomo viene condonato un debito di migliaia e subito dopo si rifiuta di perdonare un altro servo che gli deve una miseria. Cosa ci vorrà per far ragionare una persona del genere? Cosa ci vorrà per spezzare un cuore così indurito, così concentrato sui propri interessi e del tutto incapace di aprirsi con compassione verso qualcun altro? Sarà necessaria solo una sorta di tortura suprema per farlo ragionare?

Ci consideriamo persone ragionevoli, aperte e oneste. Vediamo l’assurdità nel comportamento di Ezechiele e vediamo l’assurdità della parabola, della situazione in essa descritta. Ma queste cose sono per noi uno specchio, una luce che si riflette su di noi e ci pone domande come queste: quali sono le cose che non vedo e non ascolto perché non voglio vederle né ascoltarle? Quali sono le cose che mi turbano e mi mettono alla prova al punto da farmi distogliere lo sguardo, rivolgere la mia attenzione altrove e non voler più pensarci? Quali sono le cose o le persone a cui il mio cuore è chiuso, al punto che potrei essere, se necessario, brutale e insensibile come l’amministratore ingiusto, indifferente come lui nonostante le tante benedizioni che io stesso ricevo?

Cosa mi ci vorrà per capirlo, per vedere ciò che devo vedere, per sentire ciò che devo sentire, per aprire il mio cuore alle persone e nei modi in cui devo aprirlo? Quando finalmente lo capirò? Quando permetterò al Signore di togliermi la cecità, di aprirmi le orecchie e di rafforzare il mio cuore? Quando o come arriveremo a capire come praticare il perdono in modo che sia completamente sincero riguardo al passato, in modo che sia veramente risanante per quel passato e in modo che crei nuove possibilità per il futuro?

Questa è la domanda più importante che emerge oggi dalle letture per noi. Ciò può avvenire solo rimanendo con Cristo nel suo cammino dalla Galilea alla Giudea e poi a Gerusalemme, attraverso la sua croce fino alla risurrezione. Questa è la via del perdono. Questa è la via della riconciliazione. Questa è la via della guarigione e questa è la via verso una nuova vita.

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