Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

martedì 4 agosto 2026

Settimana 18 Martedi (Anno 2)

Letture: Geremia 30,1-2, 12-15, 18-22; Salmo 102; Matteo 15,1-2, 10-14

Dalla crisi dell’esilio nasce il sollievo. Il Signore riconosce il dolore che la sua provvidenza ha inflitto al suo popolo, ma ora è tempo di riconciliazione, di restaurazione e di rinnovamento. Alla fine dei conti, il «messaggio fondamentale» è proprio quello che, letteralmente, costituisce il messaggio fondamentale della prima lettura di oggi: «Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio».

La lettura del Vangelo ci ricorda che il nostro rapporto con Dio rischia sempre di vacillare. Gesù è severo nella sua critica ai farisei – guide cieche che conducono altri ciechi – tanto quanto lo è il Signore nella descrizione della ferita che ha inflitto al suo popolo.

Giobbe ha lottato con il mistero del disegno di Dio in chiave filosofica. Ha sottoposto i propri pensieri e sentimenti alla valutazione dei suoi amici, pur rimanendo sempre fedele alla verità che conosceva. Non aveva intenzione di lasciar passare la cosa, ma invitò invece Dio a condividere con lui la propria verità. E Dio lo fece: «Io sono Dio, Colui che è, e tu sei Giobbe, colui che non è». Le parole non sono esattamente quelle che troviamo nel libro di Giobbe, provengono piuttosto da Dio che parla a Caterina da Siena, ma si applicano tanto alla situazione di Giobbe quanto a quella di lei.

È il mistero al centro di tutte le notti oscure: conosciamo i nostri peccati e conosciamo la bontà di Dio, conosciamo la sofferenza e conosciamo la consolazione, conosciamo la nostra debolezza e sappiamo ciò che desideriamo, conosciamo il nostro anelito ad amare e conosciamo l’amore di Dio per noi. Eppure, cercare di mettere insieme tutte queste cose che conosciamo, gli elementi di quell’equazione che ci unisce a Dio, rimane per noi un dilemma. A quanto pare, non può essere risolto filosoficamente. Conduce inevitabilmente alla croce di Gesù e al suo mistero.

È lì che questo dilemma raggiunge la sua massima intensità. È lì che vediamo il peccato umano e l’amore divino esposti al nostro sguardo come mai prima d’ora e come in nessun altro luogo. È ciò che viene dall’interno che conta, dice nel Vangelo di oggi. Dal cuore messo a nudo dal peccato umano sul Calvario scaturisce la certezza dell’amore divino, anche nella nostra notte più buia, nonostante i nostri peccati più gravi, anche quando tutto sembra perduto. Il Signore ascolta il gemito degli imprigionati e libera coloro che sono condannati a morire. Ma lo fa non aiutandoli a evitare la morte, bensì conducendoli oltre di essa verso una vita nuova, verso il regno del suo Figlio prediletto.

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