Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

sabato 8 agosto 2026

SETTIMANA 19 DOMENICA (ANNO A)

Letture: 1 Re 19,9a, 11-13a; Salmo 85; Romani 9,1-5; Matteo 14,22-33

Oggigiorno nessun Natale sarebbe completo senza che in televisione venga trasmesso almeno un film di Indiana Jones. Nel primo della serie, I predatori dell’arca perduta, il culmine si raggiunge quando i soldati tedeschi si radunano per esaminare il contenuto dell’arca perduta dell’alleanza che presumibilmente hanno dissotterrato nel deserto egiziano. In tipico stile hollywoodiano, Dio fa sentire la sua presenza attraverso una tempesta impressionante, un terremoto e un incendio che distruggono senza pietà coloro che osano contemplare la gloria del Signore.

Ciò ricorda il momento della vita del profeta Elia raccontato nella prima lettura di oggi. Scoraggiato e depresso, fugge nel deserto e si rifugia in una grotta dove viene investito da una tempesta impressionante, da un terremoto e da un incendio. A Elia viene però detto che il Signore non è in nessuna di queste cose. Egli riconosce invece Dio nel suono di una brezza leggera o, come è più correttamente tradotto, nel «suono del silenzio delicato».

Questa frase paradossale si ricollega a una lunga tradizione di riflessione sulla Bibbia che spiega la varietà dei modi in cui possiamo parlare di Dio e nominarlo. In quanto creatore di tutte le cose, Dio può essere nominato a partire dalle sue opere. Dio è la «causa» responsabile di tutto ciò che esiste e l’«artista» le cui opere vediamo tutt’intorno a noi. Queste opere testimoniano in modo positivo la potenza e la maestà, la bontà e la bellezza della loro fonte. Esse riflettono qualcosa di Dio e sono validamente intese come immagini di Dio.

Ma Dio non è nessuna delle cose che vediamo intorno a noi, né è semplicemente un’altra cosa accanto a quelle che vediamo e sperimentiamo. La realtà e la presenza di Dio sono molto più misteriose di così. Quella che viene chiamata «teologia negativa» ci insegna che, nel dare un nome a Dio, dobbiamo anche negare ogni attributo di Dio. In altre parole, sebbene Dio sia la causa creatrice di tutto ciò che esiste, Dio non è una montagna, né un fiume, né una stella, né un angelo, né qualsiasi altra cosa a cui si possa dare un nome.

Da un lato possiamo usare ogni cosa come nome di Dio, poiché ogni cosa riflette qualcosa della gloria di Dio, che ne è la causa. Dall’altro lato dobbiamo negare ogni attributo di Dio e affermare che Dio non è nessuna di queste cose che Egli stesso ha creato, ma è più grande di tutte quante.

La Bibbia e la filosofia insieme ci insegnano che alcuni nomi sembrano più adatti a Dio, nomi come «essere», «bontà» e «saggezza». Ma anche questi nomi sono usati per Dio in un modo che supera la nostra conoscenza e il nostro uso ordinari di essi. Dio è buono, potente e bello non semplicemente nel modo in cui noi sperimentiamo e comprendiamo questi nomi, ma in un modo che è proprio di Dio.

Voler vedere Dio, conoscere Dio e dare un nome a Dio è un desiderio umano naturale. Ma può facilmente trasformarsi nel desiderio di «possedere» Dio in un modo in cui Dio non può essere posseduto né trattenuto. La Bibbia avverte che nessuno può vedere Dio e rimanere in vita: un monito contro il tentativo di possedere, comprendere o controllare il mistero divino. Qualunque cosa diciamo su Dio deve essere attentamente relativizzata, finché non giungiamo a un momento che viene giustamente descritto come «il suono del silenzio perfetto».

Dio spezza ogni vincolo, persino quelli delle immagini, dei concetti, dei nomi e delle esperienze che gli esseri umani identificano come «divini» o «teologici». L’avventura di cercare i nomi di Dio è come avventurarsi a camminare sulle acque. Ben presto ci rendiamo conto che, lungi dal poter afferrare e controllare Dio conoscendolo e nominandolo, è Dio che ci vede, ci conosce e ci nomina.

Riflettere un po’ più profondamente sui modi in cui possiamo legittimamente parlare di Dio rafforza la nostra fede. Ci fa comprendere qualcosa della meraviglia e della magnificenza di Dio. È importante non parlare di Dio in modo troppo semplicistico o familiare. Nei momenti di vero bisogno, tuttavia, ricorriamo tutti al nome che è al di sopra di ogni altro nome. Quando cominciamo ad affondare invochiamo Gesù e, insieme a San Pietro, sappiamo a chi ci riferiamo quando gridiamo: «Signore, salvaci».

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