Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

lunedì 10 agosto 2026

Santa Chiara - 11 Agosto

Santa Chiara d’Assisi (1194 - 1253)

In una lettera alla beata Agnese di Praga, scritta verso la fine della sua vita, santa Chiara d’Assisi ricorre all’immagine di uno specchio per sviluppare le sue riflessioni sulla sequela di Cristo, ciò che i cristiani chiamano «la vita spirituale». Nello specchio, dice Chiara, possiamo vedere «la beata povertà, la santa umiltà, l’inesprimibile carità». Curiosamente, queste sono le stesse tre virtù menzionate da san Domenico nelle sue ultime parole ai frati: «Abbiate carità, servite l’umiltà, possedete la povertà volontaria».

Chiara sviluppa l’immagine dello specchio come segue. Il bordo dello specchio è la povertà. Rappresenta la nascita di Cristo. La superficie dello specchio è l’umiltà. Rappresenta le fatiche e i fardelli che Cristo ha sopportato per la redenzione di tutta l’umanità. La profondità dello specchio è la carità. Rappresenta la sofferenza di Cristo sulla croce e la sua morte lì.

Nello specchio appare Cristo sulla croce: è ciò che vediamo quando guardiamo nelle sue profondità. Vediamo noi stessi in uno specchio – e ora vediamo anche Cristo. Lei fa riferimento a Sapienza 7,26, che parla della sapienza come di uno specchio immacolato che riflette Dio. Guardate in questo specchio e trovate la sapienza.

Chiara ci offre un percorso o un programma per la vita spirituale, o almeno ne accenna uno. Vengono utilizzati termini diversi per indicare il modo in cui ci disponiamo in relazione al bordo, alla superficie e alla profondità dello specchio. Dobbiamo prestare attenzione al primo, considerare il secondo e contemplare il terzo. C’è un approfondimento del nostro sguardo in relazione allo specchio man mano che entriamo più pienamente in ciò che esso ha da rivelare.

Lei ci offre un’alternativa a Narciso. Egli guardò e vide il proprio riflesso e se ne innamorò. Noi dobbiamo guardare e vedere non solo noi stessi, ma Cristo. Vediamo noi stessi e il nostro Divino Signore. Esprimendolo in modo drammatico, possiamo dire che vediamo la luce della bontà e il cuore delle tenebre in quello specchio che è la Croce. Ma la Croce, il nostro specchio, rimane la nostra unica speranza (spes unica), la saggezza e la potenza di Dio.

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