Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

domenica 20 settembre 2026

Settimana 25 Domenica (Anno A)

Letture: Isaia 55,6-9; Salmo 145; Filippesi 1,20-24, 27; Matteo 20,1-16

Mentre l’umanità diventa sempre più avanzata dal punto di vista tecnologico, scientifico, delle comunicazioni e così via, a volte sembra che rimanga moralmente e spiritualmente ferma a uno stadio infantile di sviluppo. Quando osserviamo l’attuale livello del dibattito politico, l’assenza di leader validi, la crescente influenza delle emozioni umane più elementari – avidità, invidia, paura, rivalità – e il modo in cui i leader che abbiamo fanno appello a esse, può sembrare che stiamo vivendo in una sorta di «Il signore delle mosche», solo che con computer, droni e armi nucleari. Abbiamo buoni motivi per essere apprensivi e timorosi – il che alimenta ulteriormente il modo in cui la politica viene condotta al giorno d’oggi.

La reazione istintiva alla parabola odierna – secondo cui chi ha lavorato tutto il giorno dovrebbe ricevere più di chi ha lavorato solo l’ultima ora, oppure che questi ultimi dovrebbero ricevere meno – deriva proprio da quel livello elementare di comprensione e di sentimento. Sentiremo che in questo c’è una sorta di giustizia. La decisione del proprietario terriero di pagare tutti allo stesso modo sembra una concezione dell’uguaglianza troppo semplicistica, troppo univocamente matematica. O forse siamo noi a voler applicare una concezione troppo univocamente matematica: stessa paga per lo stesso lavoro, più paga per più lavoro, meno paga per meno lavoro. In quale altro modo si possono fare le cose in modo equo?

Una difficoltà in questo senso – come sottolinea il proprietario terriero – è che non lascia spazio alla generosità; ma il vantaggio di tale esclusione è che non lascia spazio nemmeno all’invidia e potrebbe quindi scongiurare almeno alcune delle ragioni per cui gli esseri umani sono così violenti. Tutto è chiaro quando si tratta di Xa per X1, Xb per X2, ecc. Il proprietario terriero è forse un capitalista paternalistico, desideroso di mettersi in mostra in qualche modo, di ostentare la propria ricchezza, di seminare divisione, di provocare invidia, di mantenere divisi i lavoratori del mondo?

Come può esserci spazio per la generosità e il dono – per la grazia – laddove un certo tipo di matematica ferrea determina come debba essere intesa l’«uguaglianza»? Come onorare la diversità e allo stesso tempo rispettare l’uguaglianza? Come lasciare spazio alle esigenze della fraternità accanto a quelle dell’uguaglianza?

I bisogni degli esseri umani sono fondamentalmente gli stessi e, sotto aspetti importanti, diversi. Possiamo immaginare che il proprietario del terreno stia applicando il criterio – noto nel cristianesimo primitivo e nelle comunità monastiche – «da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni»? Oppure un simile ideale sarà sempre sovvertito dalle emozioni più meschine, specialmente dall’invidia, che lo vedrà sempre come una sorta di ingiustizia, una sorta di discriminazione? E in effetti lo è, a favore del soddisfacimento dei bisogni umani.

Mettendo a confronto la prima lettura di Isaia 55 con la parabola, siamo incoraggiati a interpretarla in questo senso: il proprietario terriero è «Dio», le sue vie e i suoi pensieri non sono le nostre vie e i nostri pensieri. Perché essere invidiosi (arrabbiati, gelosi, risentiti… sessisti, razzisti, ecc.) solo perché Dio è generoso (anche nella sua creatività, spontaneità, libertà, nel suo gioire della differenza, della varietà e della molteplicità, ecc.)?

Il Signore è vicino a tutti coloro che lo invocano, dice il salmo, pronto a farsi trovare. Ma quanto siamo pronti a vivere nel suo regno? Il “primo Adamo” che è in noi è ancora così potente – e lo vediamo nelle passioni infantili che determinano gran parte del comportamento umano – da non permetterci nemmeno di iniziare a comprendere i pensieri e le vie della generosità e della grazia? Di quale nuovo modo di vedere, di quale nuovo modo di pensare abbiamo bisogno per comprendere l’economia di quel regno, il valore di ogni persona, sia che ciò giunga alla nostra attenzione nella luce dell’alba del giorno di quel regno, sia che avvenga alla sera, quando il momento del giudizio si è avvicinato?

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