Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

martedì 27 ottobre 2026

Settinana 30 Martedì (Anno 2)

Letture: Efesini 5,21-33; Salmo 128; Luca 13,18-21

Le letture di oggi ci propongono tre parabole sulla vita familiare. È ovvio che Gesù sia più saggio di Paolo e forse lo vediamo in modo concreto proprio nel fatto che le sue parabole sono così semplici, mentre Paolo cerca di spiegare in dettaglio l’analogia basata sul matrimonio. Così facendo, lascia molti margini all’incertezza.

Le due parabole di Gesù non potrebbero essere più brevi. A cosa può essere paragonato il regno di Dio? È come un granello di senape che un uomo semina: cresce fino a diventare un grande arbusto, e gli uccelli vengono a farvi il nido. È come il lievito che una donna aggiunge a tre misure di farina e alla fine tutto lievita. Tutto qui. Nessuna allegoria, nessun commento: pensate a una di queste due situazioni e meditate su come il regno di Dio le assomigli. Sono ricche e meravigliose.

Paolo offre una spiegazione molto più completa dei modi in cui il rapporto tra Cristo e la Chiesa può essere paragonato al matrimonio. Anche la sua intenzione è quella di mantenerci concentrati sul mistero di Cristo e della Chiesa, il mistero del regno di Dio. L’analogia che propone ha una lunga storia biblica. Dio è lo sposo di Israele e lei è la sua sposa. Gesù parla di sé stesso come dello sposo, invitando i suoi discepoli a continuare a utilizzare l’analogia, ora per parlare del rapporto tra Cristo e il suo corpo, la Chiesa.

Ma ci sono elementi che ostacolano la nostra serena meditazione su questo brano. Nel corso dei secoli è stato utilizzato per sostenere la discriminazione contro le donne. In alcuni luoghi è ormai considerato inadatto alle celebrazioni nuziali. Mentre ascoltiamo questa lettura, le discussioni sociali e politiche sull’uguaglianza dei sessi e sui ruoli di uomini e donne si insinuano nella nostra mente e ci distraggono dal suo significato principale. Ecco un’altra parabola domestica, un’analogia, che ci insegna cose importanti sul regno di Dio. Ma il suo uso nel corso dei secoli, e alcune delle sue espressioni, la rendono un ostacolo.

Si potrebbero elencare i punti che si oppongono a un’interpretazione discriminatoria di questo «mistero profondo»: siate sottomessi gli uni agli altri (è una sottomissione reciproca, non unilaterale), per rispetto verso Cristo (il fulcro è Cristo), amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei (questa è la controparte dell’obbedienza della moglie, che rappresenta la nostra obbedienza a Cristo), il marito ama la moglie come il proprio corpo (l’unione è la più intima possibile), nutrendola e curandola come Cristo nutre e cura la Chiesa (il mistero è l’amore di Cristo per la Chiesa).

La semina del granello di senape e l’aggiunta del lievito sono temi ricchi per meditare sul mistero del Regno, ma nessuno dei due è diventato un sacramento della Chiesa. Il matrimonio, invece, realtà domestica fondamentale, è un sacramento della Chiesa; per certi versi è il sacramento paradigmatico, poiché tutti i sacramenti stabiliscono, esprimono e celebrano il rapporto nuziale tra Cristo e la Chiesa, l’alleanza di vita e di amore che lega il credente a Cristo nella Chiesa.

Pur riconoscendo le difficoltà che questo testo ci pone, dobbiamo tuttavia continuare ad ascoltarlo e a meditare sul suo insegnamento, per cercare di intravedere il mistero. Non riesco mai ad ascoltarlo senza pensare all’antica cerimonia anglicana del matrimonio, durante la quale la donna diceva all’uomo – ma non lui a lei – che gli avrebbe obbedito. Che cosa scioccante, potremmo dire oggi. Ma l’uomo diceva alla donna – e non lei a lui – che l’avrebbe adorata. È forse ancora più scioccante?

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