Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

domenica 18 ottobre 2026

Settimana 29 domenica (Anno A)

Letture: Isaia 45,1; 46; Salmo 96; 1 Tessalonicesi 1,1-5b; Matteo 22,15-21

Partendo da un’adulazione (ciò che gli irlandesi riconosceranno immediatamente come “plámás”), i farisei e gli erodiani interrogano Gesù sul pagamento delle tasse a Cesare. Se dice «pagate», si mette nei guai in un modo; se dice «non pagate», si mette nei guai in un altro modo. Invece, come al solito, gli toglie il terreno da sotto i piedi e cambia completamente il fondamento della domanda. Di chi è l’immagine sulla moneta da pagare? Di Cesare. Allora date a Cesare ciò che è suo. E date a Dio ciò che è suo.

A volte questo è stato interpretato nel senso che la vita e gli affari umani possano essere divisi tra un regno che appartiene a Cesare (lo Stato, le questioni politiche) e un regno che appartiene a Dio (la Chiesa, la religione). Ma c’è qualcosa di sbagliato nell’idea che possa esistere un ambito della vita umana che non appartenga a Dio. E Gesù conferma il nostro sospetto con ciò che dice. Non esplicitamente, ma in modo molto chiaro.

Se tutto ciò che porta l’immagine di Cesare appartiene a Cesare, allora tutto ciò che porta l’immagine di Dio appartiene a Dio. Che cosa c’è che porta l’immagine di Dio? Se l’immagine di Cesare si trova sulle monete, dove si trova l’immagine di Dio? Sappiamo dalla Bibbia che è l’essere umano a portare l’immagine di Dio. Quindi è l’essere umano che appartiene a Dio. E questo non può significare solo alcune parti, aspetti o attività dell’essere umano, ma deve significare l’essere umano nella sua interezza, in tutte le sue attività e relazioni, in tutti i suoi progetti e impegni. Deve significare anche ogni singolo essere umano, poiché non viene fatta alcuna distinzione: ognuno è creato a immagine e somiglianza di Dio.

È una risposta di estrema arguzia. Pur sembrando dividere le questioni umane tra due padroni, Gesù fa esattamente il contrario: relativizza la nostra fedeltà a «Cesare» pur riconoscendola, rendendo abbondantemente chiaro che tale fedeltà è sempre inserita in una fedeltà più profonda, più onnicomprensiva e trascendente, quella che è riservata solo a Dio. Date a Dio ciò che è di Dio: in altre parole, tutto.

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