Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

venerdì 16 ottobre 2026

Settimana 28 venerdi (Anno 2)

Questa omelia è stata pronunciata durante una Messa trasmessa da Radio Maria (Italia) venerdì 14 ottobre 2016. La Messa è stata celebrata presso il monastero domenicano di Santa Maria della Neve e San Domenico, a Pratovecchio, in Toscana.

Letture: Efesini 1,11-14; Salmo 33; Luca 12,1-7

Domenica prossima, a San Pietro in Vaticano, Papa Francesco celebrerà la canonizzazione di un gruppo di nuovi santi, tra cui la Beata Elisabetta della Trinità, monaca carmelitana francese tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Mentre cercava nel Nuovo Testamento qualche parola da prendere come proprio motto, la beata Elisabetta si soffermò su una frase che troviamo due volte nella prima lettura della Messa di oggi: voleva essere, in terra e in paradiso, «lode della sua gloria». San Paolo dice, infatti, che noi cristiani siamo predestinati ad essere lode della gloria di Cristo, che siamo tra coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

Qual è questa gloria alla cui lode la beata Elisabetta voleva consacrarsi totalmente? È la parola della verità, dice san Paolo, la Parola che è Cristo stesso, che porta nel mondo la luce della verità, la luce della redenzione, di cui abbiamo ricevuto la caparra nel sigillo dello Spirito Santo.

Anche nel Vangelo Gesù parla della verità, di questa luce che illuminerà tutte le cose. In quest’anno il nostro Ordine, l’Ordine dei predicatori fondato da san Domenico di Guzman, celebra l’ottavo centenario della sua conferma. È un Ordine particolarmente dedito alla predicazione del Vangelo della verità per la salvezza degli uomini. Molte cose nelle letture ci richiamano a questa nostra vocazione cristiana: vivere nella verità del Signore.

Potremmo però interpretare come minacce certe espressioni sulla verità nel brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato – in questa luce della verità, infatti, saranno rivelati tutti i segreti, saranno rese pubbliche tutte le cose dette all’orecchio nelle stanze più interne. Se fosse una luce crudele, avremmo ragione ad avere paura. Ma questa luce della Parola di Dio è la luce di un amore eterno e infinito. L’attenzione di Dio per i nostri capelli, e per tutti i dettagli delle nostre vite, non è l’attenzione di un nemico o di chi non nutre alcun interesse per noi nel proprio cuore. È invece paragonabile all’attenzione degli adulti verso un neonato, quando osserviamo attentamente ogni dettaglio del bambino, con uno sguardo di affetto, di ammirazione e di amore.

Ecco, questa luce di amore e di verità è ciò che i Domenicani hanno predicato per ottocento anni e continuano a predicare oggi. Questa è la gloria alla cui lode la beata Elisabetta voleva dedicarsi totalmente.

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