Letture: Filippesi 1,18b-26; Salmo 41/42; Luca 14,1,7-11
L’insegnamento di Gesù non è semplicemente una regola di galateo sociale come quelle che si trovano in alcuni testi della letteratura sapienziale: meglio occupare un posto più umile con la possibilità di essere promossi piuttosto che occupare un posto più alto con la possibilità di essere retrocessi (e l’imbarazzo che ne deriverebbe). Quando parla di un «banchetto nuziale», si riferisce sempre al banchetto nuziale del regno che sta per venire. Chi ha diritto di partecipare? Su cosa si basa tale diritto? Da dove proviene l’invito? E come vanno classificate le persone al banchetto nuziale del regno? C’è qualcuno più importante di qualcun altro? Sembra che la risposta sia «no»
Le persone si osservano attentamente a vicenda. Questo accade ai banchetti nuziali. Gli occhi di tutti sono attenti agli altri, per riconoscere vecchi amici e familiari, ma anche per capire chi è più «alla moda», per vedere quali sono le tendenze e lo stile: è già un grande privilegio essere stati invitati, eppure ci chiediamo se altri non siano in qualche modo preferiti a noi. Chi non pensa al proprio posto quando vede come sono disposti i posti a sedere?
Qui, però, dobbiamo guardare innanzitutto al padrone di casa. Di che tipo o carattere è il padrone di casa? E chi è probabile che sia il più importante nel suo regno? Nelle parabole di Gesù, il padrone di casa è spesso il Padre Celeste, che è sempre misericordioso e generoso, benevolo verso gli ingrati e i malvagi. San Paolo ne parla spesso, sulla base della sua esperienza personale, e lo fa anche oggi nella prima lettura. Egli è aperto a qualunque cosa lo Spirito di Dio voglia fare di lui: partire per stare con Cristo o rimanere e continuare a servire Cristo nel prossimo.
Le letture di oggi parlano quindi di umiltà e di grazia. La persona umile non si confronta con gli altri commensali né tantomeno con un’idea che ha di sé stessa. La persona umile si confronta solo con Cristo, riconoscendo così la propria grandezza e la propria nullità. Questo è, ancora una volta, ciò che fa Paolo, concentrandosi esclusivamente su Cristo e incoraggiando i suoi lettori a vantarsi solo di Cristo e di ciò che Egli sta compiendo in loro.
L’invito al banchetto celeste è una questione di grazia, non di diritto. Se riesci a vivere con un’umiltà e una generosità paragonabili a quelle di Cristo, stai già vivendo la vita della risurrezione. Coloro che vivono con umiltà e in vera carità sono già ospiti al banchetto, sono già cittadini del regno dei cieli.
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