Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

domenica 17 maggio 2026

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

Letture: Atti 1,1-11; Sal 47; Efesini 1,17-23; Matteo 28,16-20

Ci sono due parole che sembrano superflue nella prima lettura, e sono le parole «della Galilea». Tutto il resto è necessario in quel contesto, persino la domanda degli angeli: «Perché state lì a guardare il cielo?». Ma è difficile capire cosa aggiunga «della Galilea» a questo punto: «perché voi uomini della Galilea state qui a guardare il cielo?». È come se gli angeli avessero detto «perché voi uomini di diverse taglie state qui» o «perché voi uomini vestiti in vari stili state qui». Perché voi uomini con l’accento dello Yorkshire state qui… e così via. Sembra casuale piuttosto che significativo. Ma forse è significativo.

Sappiamo dai Vangeli che i discepoli erano venuti con Gesù dalla Galilea. Sappiamo che lui e loro venivano talvolta identificati come «galilei», come se quello fosse il nome del loro movimento. Sappiamo anche che i Vangeli di Matteo e Marco si concludono con Gesù che prende congedo dai suoi discepoli in Galilea o che dice loro di andare e di incontrarlo in Galilea. Forse il riferimento alla Galilea si è in qualche modo insinuato nel racconto degli Atti degli Apostoli perché questa tradizione era così forte, che la Galilea era il luogo dove dovevano incontrarsi dopo la risurrezione e che egli lì prese congedo da loro. La storia finì dove era iniziata.

Luca, ovviamente, colloca l’addio a Gerusalemme o appena fuori dalla città. Giovanni 20 sembra concludere il Vangelo con Gesù che si congeda dai suoi discepoli a Gerusalemme, ma poi riprende nel capitolo 21 per raccontarci di un incontro che essi ebbero con lui sulle rive del Mare di Galilea.

Ci sono quindi interrogativi sulla geografia dell’Ascensione e spazio per riflettere sui motivi per cui alcuni autori del Nuovo Testamento la collocano in Galilea mentre altri la situano a Gerusalemme. E ci sono anche interrogativi cosmologici sull’Ascensione. A prescindere dal luogo da cui è partito, dove è il luogo in cui è arrivato? Dove è andato con il suo corpo umano risorto e glorificato e dove si trova ora? Beh, sappiamo che è alla destra del Padre.

Ma ci dice anche, nelle parole finali del Vangelo di Matteo, che rimane con noi per sempre, fino alla fine dei tempi. In altre parole, non se n’è andato affatto, ma è continuamente tra noi, al nostro fianco e dentro di noi. Il suo ritorno al Padre apre la strada all’invio dello Spirito in noi, il che rende possibile a Gesù di essere sempre presente con noi.

Da un lato vorremo scartare rapidamente le immagini primitive di un universo a tre livelli con regioni al di sotto di questa terra e regioni al di sopra di essa, in modo che se dovessimo viaggiare abbastanza lontano in questo universo potremmo alla fine, forse, imbatterci nel paradiso. D'altra parte non possiamo semplicemente liquidare tutto questo – i riferimenti alla Galilea, a Gerusalemme, al regno dei cieli – come simboli di realtà puramente spirituali, cose completamente immateriali, perché crediamo che Gesù sia risorto dai morti «nel suo corpo umano», come dice la liturgia pasquale.

Gli angeli possono aiutarci come hanno aiutato i discepoli. Secondo Jerome Murphy-O’Connor, nel Nuovo Testamento gli angeli sono giovani ben vestiti che di solito viaggiano in coppia (un po’ come i predicatori mormoni, quindi). Ma appaiono solo in momenti di transizione o di crisi, momenti in cui i poveri esseri umani si trovano di fronte al mistero di Dio all’opera in Cristo, momenti al di là della nostra capacità di comprensione senza aiuto, dove è necessaria un’interpretazione. Rassicurano gli uomini della Galilea che Gesù tornerà nel modo in cui lo hanno visto partire e che non ha più senso per loro restare lì a guardare il cielo.

Il Sommo Sacerdote è entrato nel vero tabernacolo portando non il sangue di tori e capri, ma il proprio sangue. Il Re è entrato nel Santo dei Santi per sedersi alla destra del Padre. Questo sacerdote e re è Gesù Cristo, il Figlio Eterno del Padre ma anche nostro fratello, il figlio di Maria, colui che ha vissuto, insegnato ed è morto in mezzo a noi.

Non è tanto che egli sia andato in un angolo diverso dell’universo, quanto piuttosto che l’universo abbia cominciato a trasformarsi radicalmente, a partire da Lui. Non è che esistano due regni vicini, che si toccano, uno terreno e uno celeste, ma piuttosto che questo regno in cui viviamo, ci muoviamo e abbiamo il nostro essere è stato completamente assorbito in un altro regno. Abbracciato dalla presenza di Cristo e dalla presenza dello Spirito, il mondo si sta trasformando, anche nella sua essenza fisica: pensate alle benedizioni che pronunciamo sul pane e sul vino mentre li prepariamo per la liturgia eucaristica. Egli è asceso non per trovarsi in un altro luogo, ma per riempire l’intero universo.

La festa di oggi è un altro momento dell’unico evento pasquale. Si tratta di potere e autorità, ci dicono oggi le letture; si tratta di colui che è stato nominato re dell’universo e giudice di tutti. Il potere di Dio non solo lo ha risuscitato dai morti, ma lo ha posto alla destra di Dio in cielo, ben al di sopra di ogni sovranità, autorità, potere o dominio. È stato fatto sovrano di ogni cosa. La Chiesa è il corpo di cui egli è il capo e la Chiesa è la pienezza di colui che riempie l’intera creazione.

Ora egli non può più essere lontano da noi, anche se noi possiamo essere lontani da lui. Questo è ciò che il peccato provoca. Ma la grazia assicura che coloro che sono stati battezzati nella sua vita e vivono secondo il suo Spirito sono già figli di Dio. Appartengono a una nuova creazione, queste persone provenienti da qui, là e ovunque, dalla Galilea, dallo Yorkshire e da Dublino, che non passano il loro tempo a guardare il cielo, ma che passano il loro tempo cercando di osservare tutti i comandamenti che egli ha dato. Poiché è tornato al Padre, Egli può essere con noi sempre, fino alla fine dei tempi, e noi possiamo essere con Lui.

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