Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

venerdì 24 luglio 2026

Settimana 16 Venerdi (Anno 2)

Letture: Geremia 3,14-17; Geremia 31,10-13; Matteo 13,18-23

Infine, Gesù offre un’interpretazione della parabola del seminatore. Si tratta di un’interpretazione semplice e ben nota. Il brano di Isaia che egli cita tra la prima narrazione della parabola e questa interpretazione parla di vedere, udire e comprendere. Si riferisce a diversi livelli di appropriazione della presenza e dell’azione di Dio: si può guardare ma non vedere, ascoltare ma non udire, si può ricevere la parola ma comunque non riuscire a comprenderla.

La prima lettura di oggi, tratta da Geremia, parla di come le cose possano raggiungere il cuore o non riuscire a raggiungerlo. Questo è anche il tema centrale della parabola. La parola lungo il sentiero, sulle rocce e tra le spine ha il potenziale di portare frutto poiché è la parola del regno, la Parola di Dio, ma per ragioni diverse non riesce a raggiungere il cuore. Solo il seme che cade sul terreno buono, cioè che viene visto, ascoltato e compreso, porta frutto. È il seme che ha raggiunto il cuore, vi ha messo radici nella conoscenza e nella comprensione, e così porta il frutto della parola.

«Vi darò pastori secondo il mio cuore», dice il Signore attraverso Geremia, pastori che aiuteranno a trovare una via attraverso la durezza di cuore che impedisce alla parola di portare frutto. Più tardi Ezechiele si spingerà oltre, affermando che il Signore stesso verrà a pascere il suo popolo: sembra che rinuncerà del tutto ai pastori umani.

Ma l’obiettivo è lo stesso in tutti questi testi: vedere come la Parola del Regno possa farsi strada attraverso la durezza di cuore, che è l’ostacolo finale e più resistente al suo fiorire. Il cuore vuole parlare al cuore (è il motto di san Giovanni Enrico Newman, cor ad cor loquitur), ma il cuore umano è spesso cieco, sordo e chiuso al richiamo della Parola.

Un esercizio salutare per noi è meditare su quali aspetti della vita moderna ci impediscano di vedere, ascoltare e comprendere la Parola del Regno. Molti di questi ostacoli sono antichi quanto la natura umana stessa, ma ci sono sicuramente alcune sfide particolari nei tempi in cui viviamo.

Quali sono gli uccelli che portano via il seme prima che inizi a crescere?

Qual è il terreno roccioso che gli dà una falsa partenza, facendolo crescere rapidamente per un po’ ma facendolo presto perire?

Quali sono i rovi – ricchezze e distrazioni – che oggi rischiano maggiormente di soffocare la Parola?

E soprattutto, quali sono le cose che induriscono i nostri cuori, che ci portano a chiuderli, ci impediscono di vedere chiaramente e di ascoltare con attenzione, e così ci impediscono di accedere alla conoscenza e alla comprensione che sole ci daranno libertà, gioia e convinzione?

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