Letture: Qoelet 3,1-11; Salmo 144; Luca 9,18-22
Come spesso accade nel Vangelo di San Luca, Gesù si mette in preghiera prima di prendere una decisione importante o di porre una domanda decisiva. Qui si tratta della ben nota domanda: «Chi dite che io sia?». Poiché essa scaturisce direttamente dal cuore della sua preghiera (in solitudine, con i discepoli), sembra che questo fosse anche il contenuto della sua preghiera. Probabilmente in questo momento molte persone in tutto il mondo stanno facendo proprio questo, pregando Dio riguardo alla propria vocazione: chi sono io? cosa vuoi che io faccia? chi vuoi che io sia?
Nella sua umanità anche Gesù prega su questa domanda. La questione era già emersa nella sua esperienza delle tentazioni (Luca 4): infatti quelle tentazioni possono essere intese come un filo conduttore che attraversa l’intero suo ministero pubblico, domande su chi egli sia e quale sia la sua missione, domande che egli poneva ai suoi discepoli, dopo averle, presumibilmente, poste prima a se stesso e al Padre nella preghiera.
Sembra imbarazzato dalla risposta di Pietro, rimprovera i discepoli e ordina loro di non dirlo a nessuno. «Il Cristo di Dio» è la risposta di Pietro, ma Gesù prosegue parlando del «Figlio dell’uomo che deve soffrire molte cose, essere respinto, ucciso e risorgere». Deve trattarsi del momento giusto, o, per essere più precisi, del momento sbagliato. Qual è il problema? È impegnato a insegnare loro qualcosa di molto delicato, mentre fa proprio l’insegnamento che sta condividendo con loro. Che tipo di Cristo dovrà essere? Quando sarà il momento giusto per parlare in modo più esplicito e pubblico della risposta che sta emergendo? Non ora, a quanto pare, non per il momento.
La saggezza e la prudenza umane si manifestano spesso nel tempismo giusto: cosa fare o dire può essere chiaro, la sfida sta nel trovare il momento giusto, l’insieme giusto di circostanze, in cui dirlo o farlo. Per insegnare la saggezza della croce, la dura e paradossale saggezza del Vangelo, quando è il momento giusto e quando le circostanze sono favorevoli? Potremmo dire mai: insegnare quella saggezza sarà sempre una sfida. Oppure potremmo dire che «la pienezza dei tempi» è il momento giusto per insegnare questa saggezza, un momento kairos nella vita di ogni individuo, un momento di grazia e di comprensione, in cui la conoscenza della croce può essere accolta non solo come ragionevole e intelligibile, ma come desiderabile e infinitamente saggia.
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