Letture: Qoelet 1,2-11; Salmo 90; Luca 9,7-9
Al termine di alcune letture della Bibbia può sembrare molto strano dire “Questa è la Parola del Signore / Rendiamo grazie a Dio”. La prima lettura di oggi ne è un esempio: il famoso passo della «vanità delle vanità» all’inizio del Libro dell’Ecclesiaste (Qoelet). Che senso ha tutto questo? Dove stiamo andando? I giorni passano, i mesi e gli anni, non c’è nulla di nuovo sotto il sole, ci logoriamo senza ottenere nulla in cambio e, tra cento anni, che differenza avrà fatto?
La tradizione monastica cristiana ci ha offerto riflessioni sui sette o otto peccati capitali o vizi principali, tra i quali troviamo l’accidia, una sorta di apatia in cui tutto sembra inutile e privo di senso. Evagrio del Ponto è uno dei maestri monastici che scrive di questi peccati o vizi, che egli chiama «logismoi», ovvero «pensieri». «Logismoi» è il termine greco da lui utilizzato; noi useremmo forse il termine «fantasie». Si riferiscono a quelle cose che si insinuano nella nostra mente, miscele di pensiero e sentimento che distraggono, turbano, offuscano e frammentano. Da diverse direzioni ci privano della serenità e della pace interiore. Con l’accidia, in particolare, perdiamo il senso dello scopo e l’energia; le cose finiscono per sembrarci prive di senso.
Il sole svolge un ruolo importante in tutto questo. L’Ecclesiaste parla della fatica e dello sforzo umani sotto il sole. Il sole sorge e tramonta mentre un giorno segue incessantemente l’altro. C’è forse qualcosa di nuovo sotto il sole? L’accidia era anche chiamata «il diavolo di mezzogiorno», essendo mezzogiorno il momento in cui il sole è al suo apice e più caldo, l’ora del giorno in cui questo problema è più acuto. Ma Evagrio dice che i problemi iniziano alle 10.00 del mattino e proseguono fino alle 14.00! Il monaco guarda fuori dalla finestra, chiedendosi se il sole si stia muovendo affatto. Quando saranno le 15.00? Forse alle 15.00 c’era da mangiare, o una pausa. O forse era semplicemente perché a quell’ora il calore del sole si era ormai attenuato.
Chiunque abbia vissuto un’estate romana avrà un’idea degli effetti del caldo intenso giorno dopo giorno. Si racconta di un cardinale scozzese che sosteneva fosse impossibile commettere un peccato quando a Roma soffiava lo scirocco, il vento caldo proveniente dal Sahara, poiché in tali condizioni nessuno riusciva a pensare lucidamente.
Qual è dunque la soluzione all’accidia? Non è chiaro se i maestri spirituali che ne hanno scritto – Evagrio, Cassiano, Gregorio Magno, Isidoro, Tommaso d’Aquino – abbiano una soluzione facile. Forse è già una buona notizia sapere che questa esperienza umana è riconosciuta e affermata nella Bibbia e nelle tradizioni spirituali cristiane. Qualunque siano le sue radici – fisiche, emotive, intellettuali – sembra essere un’esperienza umana universale e perenne.
Una soluzione è quella di riportarci, ancora e ancora, alla nostra realtà presente e di ricordare a noi stessi che la vita dello Spirito scorre in noi nel “qui e ora”, con queste persone concrete e attraverso queste responsabilità concrete. L’accidia ci dirà che saremmo più felici se le cose fossero diverse (così riorganizziamo i mobili nella stanza), o se sapessimo di più (così compriamo l’ennesimo libro sulla vita spirituale), o se vivessimo con persone diverse (così pensiamo di vivere in un’altra comunità o forse avremmo dovuto sposare una persona diversa), o se vivessimo in un’altra epoca (così fantastichiamo di vivere in altri paesi in altre epoche). Ma la nostra fede è incarnazionale, riguarda il qui e ora, queste persone e queste responsabilità che oggi mi appartengono. Dobbiamo trovare un senso – e un senso più profondo di ogni nostra immaginazione – nelle esperienze che ci appartengono oggi: è questo che la fede ci assicura. A volte «sentiamo» questa rassicurazione, ne abbiamo una percezione viva, ma spesso non è così; in quel caso andiamo avanti, riponendo la nostra fiducia in Colui in cui abbiamo creduto e continuando a servirLo al meglio delle nostre possibilità.
È bene sapere che questa esperienza è riconosciuta e attestata nella Bibbia, nella liturgia della Chiesa e nelle nostre tradizioni spirituali. Tommaso d’Aquino aggiunge una sua riflessione sull’accidia: viene chiamata «il diavolo di mezzogiorno», dice, perché il punto centrale di ogni opera è un momento difficile. È come se ogni impresa umana importante dovesse affrontare un momento di «crisi di mezza età». È troppo tardi per tornare indietro? La fine non è ancora in vista. È stato un errore iniziare, in primo luogo? Come Pietro che cammina sulle acque, dobbiamo tenere gli occhi fissi su Colui che ci chiama, la Meta del nostro cammino. Sia che siamo afflitti dal dubbio o oppressi dall’accidia, continuiamo a guardare a Lui, pioniere e perfezionatore della nostra fede, il sole di giustizia che ci assegna i nostri compiti quotidiani al servizio del suo regno.
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