Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

martedì 31 marzo 2026

MARTEDI SANTO

Letture: Isaia 49,1-6; Sal 70; Giovanni 13,21-33, 36-38

Si tratta di un dramma duplice, in cui gli avvenimenti assumono significato su due livelli. Da un lato, quello «umano», vediamo come gli eventi della Settimana Santa influenzino i diversi personaggi del dramma e come le loro stesse azioni ne determinino lo svolgersi. A un altro livello le cose stanno accadendo «come è scritto», o «come le Scritture hanno predetto». Ciò che si compie in questi eventi non è solo il culmine politico della carriera di Gesù di Nazaret. Attraverso l’esecuzione caotica, ingiusta e crudele di un uomo buono, vengono rivelate cose nascoste fin dalla fondazione del mondo, il mistero di un amore eterno che lega il Padre e il Figlio nello Spirito Santo.

Oggi, a livello umano, ci viene presentato un contrasto tra Pietro e Giuda. Perché uno trova la via del ritorno al pentimento e al perdono e l’altro, a quanto pare, no? La differenza è che Pietro, anche nel suo tradimento peccaminoso e nel suo rifiuto, continua a guardare a Cristo, ricorda Cristo, mentre Giuda non riesce più a credere nella possibilità del perdono.

A questo livello, le letture di oggi possono essere prese come un incoraggiamento a pregare affinché, nel nostro peccato, siamo come Pietro piuttosto che come Giuda, affinché crediamo sempre nella possibilità del perdono e non cadiamo nella disperazione né rinunciamo alla speranza.

E che dire dell’altro livello, quello in cui si rivela il mistero eterno e divino? Come può essere che la volontà di Dio si compia nonostante la peccaminosità umana? Dobbiamo pensare a Dio come a un artista o a un compositore nel cui lavoro per noi le nostre ombre e i nostri tradimenti sono in qualche modo integrati. Fulton Sheen parlava della nota stonata suonata da uno strumento nell’orchestra che non può mai essere cancellata. L’unica soluzione è che il compositore prenda questa nota e ne faccia la prima nota di un nuovo movimento.

Giuliana di Norwich scrisse che il peccato è «behovely», una parola che significa adatto, appropriato, persino conveniente. Contro l’oscurità che creiamo, e persino all’interno dell’oscurità che creiamo, la luce risplende in modo più glorioso. Per Giuliana, l’adeguatezza del peccato deriva dalla misericordia che esso suscita: ci permette di vedere quanto sia profonda la misericordia di Dio.

Non che il peccato sia una cosa da poco. Dobbiamo peccare affinché la grazia abbondi?, chiede Paolo. Non essere ridicolo, dice (o parole di questo tenore). Dobbiamo peccare affinché Dio possa mostrare più misericordia?, chiede Giuliana. Niente affatto, dice lei, porre questa domanda dimostra che non hai ancora compreso cosa sia il peccato.

O meglio, dimostra che non abbiamo ancora compreso cosa sia l’amore, e quindi non siamo in grado di comprendere il fardello che gli abbiamo chiesto di portare. È l’amore che ci aiuta a comprendere cosa sia il peccato, non il contrario. L'amore ci porta più in profondità nel mistero del tradimento, rendendoci sensibili al dolore altrui, dandoci un'idea della ferita che il peccato provoca. Gli sforzi di Giuda sono esauriti e nemmeno Pietro avrà la forza di cui ha bisogno. Diventa chiaro che possiamo sapere cos'è l'amore (e quindi cosa significa il peccato) solo se ci lasciamo istruire da Cristo, colui che il Padre glorifica nella notte più buia di questo mondo.

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