Letture: Qoelet 11,9-12,8; Salmo 90; Luca 9,43b-45
C’è un versetto nel Vangelo di Marco, capitolo 10, versetto 32, che riassume ciò che Luca dice qui, in un brano più lungo. I discepoli erano sbalorditi, e coloro che lo seguivano avevano paura. I discepoli sono coloro che lo seguivano, e coloro che lo seguivano sono i discepoli, ed entrambi sono sbalorditi e spaventati.
C’è un vero e proprio turbinio di emozioni che provano nel cercare di restare con Gesù. Un momento sono pieni di ammirazione, di stupore, di meraviglia per ciò che fa. Un attimo dopo hanno paura, tacciono a causa di ciò che dice.
Trovano le sue opere sorprendenti, trovano le sue parole inquietanti. Ma Gesù dice loro: «Queste parole devono penetrare nelle vostre orecchie», è un’affermazione strana. Un’altra traduzione recita: «Dovete tenerle costantemente a mente».
Gesù ci sta richiamando l’attenzione su qualcosa che conosciamo per esperienza: che esistono diversi livelli di ascolto. Possiamo ascoltare le cose a molti livelli diversi. Fisicamente potremmo sentire ciò che una persona ci sta dicendo, ma nel nostro cuore e nella nostra vita, da qualche parte più in profondità, decidiamo di non voler ascoltare ciò che abbiamo appena sentito.
Non vogliamo far entrare quella verità. Molto spesso scegliamo di non capire. La paura della verità, o delle sue implicazioni, o delle sue esigenze, spesso ci impedisce di chiedere di più, di dire: «Cosa hai appena detto?». C’è altro da aggiungere a ciò che hai appena detto? È la paura della verità, la paura delle conseguenze e delle esigenze della verità, che in molte circostanze ci spinge a far orecchie da mercante, a chiuderci, a disattivare il nostro udito, così che, anche se sentiamo le cose a livello fisico, non le sentiamo nel nostro cuore, né nella nostra mente, né nella nostra vita.
Mi sembra che un segno sicuro del fatto che i discepoli si trovino proprio in questa situazione, in questo passo di Luca, sia presente quando continuiamo a leggere: «Il giorno seguente, tra loro scoppiò una discussione su chi fosse il più grande». È un classico esempio di deviazione dell’energia emotiva e dell’attenzione verso qualcos’altro, avendo deciso che non vogliono ascoltare ciò che Gesù sta dicendo loro, ovvero che il Figlio dell’Uomo deve essere consegnato nelle mani degli uomini. La loro energia si sposta altrove e iniziano a litigare tra loro.
Il nostro cammino di discepolato sarà presumibilmente simile. Oscilleremo tra lo stupore da un lato, la paura dall’altro e poi la confusione, mentre ci ritroveremo incapaci di lasciare che la verità delle parole di Gesù penetri nelle nostre orecchie, rimanga costantemente nella nostra mente e trovi dimora nel nostro cuore. L’amore perfetto scaccia la paura, ci dice la prima lettera di San Giovanni.
L’amore perfetto scaccia la paura, e allora possiamo accogliere la verità. Quando siamo liberi dalla paura, possiamo accogliere la verità e permettere che le sue parole penetrino nelle nostre orecchie, nei nostri cuori e nelle nostre vite. L’amore perfetto ci permette di accettare le conseguenze e le esigenze della verità.
Ma per la maggior parte di noi, questa è una meta ancora da raggiungere, un obiettivo verso il quale cerchiamo di muoverci e preghiamo che un giorno, con la grazia di Dio, ci arriveremo. Cerchiamo di perseverare, crescendo di coraggio man mano che procediamo, permettendo alle parole di Gesù di trovare dimora in noi. Di tanto in tanto è facile rimanere stupiti e meravigliarsi delle sue opere.
È molto più difficile, molto più sconvolgente, molto più impegnativo lasciare che le parole di Gesù penetrino nelle nostre orecchie, trovino la strada verso la nostra mente e il nostro cuore, trovino la strada verso la nostra vita. È solo con l’aiuto della sua grazia che una cosa del genere è possibile, che possiamo crescere in quell’amore perfetto che scaccia la paura e ci permette così di accogliere la verità e di gioirne. E a vivere di quella verità, la verità delle sue parole, che sono venute ad abitare in noi.
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