Letture: 2 Cronache 24,17-25; Salmo 88/89; Matteo 6,24-34
Il regime davidico sta davvero mettendo alla prova la pazienza di Dio nelle letture che ascoltiamo in questi giorni. Dopo il dramma per assicurarsi che Joas diventasse finalmente re, egli si rivoltò contro la religione di Israele, istituendo il culto degli idoli e arrivando persino ad assassinare il profeta Zaccaria per averlo criticato. Zaccaria era il figlio dell’uomo che si era dato tanto da fare per far sì che Joas diventasse il legittimo re. È difficile immaginare un tradimento più profondo, una corruzione più grave.
Ma è «normale», come potremmo dire, dato che il popolo, ancora una volta, compiva ciò che era male agli occhi del Signore. Quante volte ci imbattiamo in questa espressione leggendo i libri storici della Bibbia. Tutto culmina nel disastro dell’Esilio, dopo che il Signore aveva tentato altri modi meno radicali per incoraggiare il popolo a rimanere fedele ai termini della sua alleanza con Lui.
Ancora una volta il contrasto con l’insegnamento di Gesù nella lettura del Vangelo è molto evidente. Egli sembra non avere alcun interesse per il potere o la ricchezza, per le cose che animano la vita politica nel mondo. «Affidatevi alla provvidenza di Dio» è il suo messaggio, poiché guardate come Egli abbia già riversato i suoi doni sul mondo.
È romantico, irrealistico, irresponsabile? Immaginate di dire a una persona povera che chiede aiuto: «Affidati alla provvidenza di Dio»! Naturalmente, in quell’incontro sono io a dover essere lo strumento della provvidenza di Dio per quella persona povera. Ma credo davvero nella cura di Dio per me, per noi, o la mia «fede» è in realtà solo un’altra strategia politica, che mi permette di tenermi aperte tutte le opzioni mentre allo stesso tempo mi dedico alle occupazioni mondane del potere e della ricchezza, con le gelosie e i conflitti a cui queste occupazioni portano inevitabilmente?
«Non potete servire Dio e mammona» è uno degli insegnamenti più chiari di Gesù. Mammona è il denaro. In un altro passo egli dice che dobbiamo usare il denaro, «quella cosa contaminata», ma farlo con saggezza e cautela, ricordando che è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio. Solo per grazia di Dio, per il quale nulla è impossibile.
I requisiti per la cittadinanza nel regno di Dio sono chiari e radicali: vivere con totale fiducia nella provvidenza di Dio e vivere nella libertà e nella generosità reciproca che tale fiducia rende possibili. Significa vivere in quella condizione di completa semplicità di cui parla T. S. Eliot, che costa nientemeno che tutto. Solo per grazia di Dio ciò è possibile, come vediamo nelle vite dei grandi santi: Francesco d’Assisi, Teresa di Calcutta, per esempio. Noi altri guardiamo con ammirazione e stupore, sperando di poter, almeno di tanto in tanto, intravedere quella libertà e mettere in pratica quella generosità.
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