Letture: Lamentazioni 2,2; 10-14; 18-19; Salmo 73/74; Matteo 8,5-17
Durante la Settimana Santa del 2020, nelle chiese e nelle basiliche deserte di Roma, la poesia lamentosa del Libro delle Lamentazioni riecheggiava tra i banchi vuoti. Mai quel testo era stato più attuale. La condizione della città là fuori, deserta, abbandonata e invasa da animali selvatici, testimone silenziosa della morte di migliaia di persone, era esattamente come la descrivono questi antichi poemi.
È solo raramente, grazie a Dio, che un’intera città o un intero paese, per non parlare del mondo intero, venga messo in «lockdown». Ma accade regolarmente, e in modi diversi, a singoli individui, famiglie e piccole comunità. Ogni giorno, da qualche parte nel mondo, ci sono individui, famiglie e altri gruppi che vivono afflizioni «grandi come il mare». È accaduto qualcosa di devastante per loro, una tristezza o un’ansia così grande, una perdita o un tradimento così profondo, che sembra al di là di ogni possibilità di guarigione. «Chi potrà mai guarirvi?», chiede il poeta.
Piangere e gridare è il suo consiglio. Lascia che le tue lacrime scorrano come un torrente giorno e notte. Nelle lacrime c’è sincerità e sollievo, lasciale scorrere. E grida anche a Dio, riversando il tuo cuore insieme alle lacrime, tendendo le mani mentre implori l’aiuto di Dio.
Tali devastazioni possono farci sentire che sia al di là persino del potere di Dio di aiutarci; per qualche motivo potremmo credere che sia al di là della cura e dell’interesse di Dio. Possiamo allora fare nostre ancora una volta, come facciamo ad ogni Messa, le parole del centurione che si recò da Gesù chiedendo aiuto: «Signore, non sono degno di accoglierti sotto il mio tetto; basta che tu dica una parola e il mio servo sarà guarito».
Basta che tu dica una parola e io, noi, saremo guariti. La parola d’amore, la parola di pace, la parola di perdono, la parola di guarigione: basterà al Creatore di tutte le cose e al Signore della storia per rimettere le cose a posto. Isaia lo aveva predetto e Gesù lo ha compiuto, ed è vero anche per noi oggi: «Egli prende su di sé le nostre infermità e porta i nostri dolori». Non abbiate paura di avvicinarvi a Lui, qualunque sia la desolazione in cui vi trovate, e di deporre davanti a Lui tutte le vostre afflizioni.
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