Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

sabato 27 giugno 2026

Settimana 13 Domenica (Anno A)

Letture: 2 Re 4,8-11; 14-16a; Salmo 89; Romani 6,3-4; 8-11; Matteo 10,37-42

Che tipo di analogia è quella espressa con le piccole parole «come» e «così»? Che tipo di paragone? Si trova spesso nel Vangelo di Giovanni, ad esempio «come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Giovanni 20,21) e «come io vivo grazie al Padre, così voi vivrete grazie a me» (Giovanni 6,57). Nelle letture di oggi la ritroviamo nella Lettera di san Paolo ai Romani: «come» Cristo è risorto dalla morte, «così» noi, con il battesimo, moriamo con lui affinché anche noi possiamo vivere una vita nuova. 

Come la risurrezione di Gesù non è solo un ripristino ma una nuova creazione, così anche tutti coloro che sono in Cristo sono una nuova creazione (2 Corinzi 5,17). Ogni volta che è in gioco la creazione, è necessario che intervenga la potenza di Dio e vediamo quella potenza all’opera attraverso il profeta Eliseo nella prima lettura. Egli promette un figlio a una donna che non ha figli, anch’essa una vera e propria nuova creazione, per farne una madre.

Come è stato per Cristo, così sarà per noi. E questo continua nella lettura del Vangelo, dove Egli ci chiede di lasciar andare ogni attaccamento per seguirlo. Persino il nostro attaccamento a noi stessi. Sembra una richiesta molto impegnativa, praticamente impossibile per creature come noi. Ma per grazia di Dio – e nulla è impossibile a Dio – diventa semplice come offrire un bicchiere d’acqua fresca a uno dei «piccoli».

Proseguendo nella lettura del Vangelo di Matteo, arriviamo presto al passo in cui Gesù ci chiama a imparare da Lui e a prendere su di noi il suo giogo, poiché il suo giogo è dolce e il suo carico è leggero. Come il giogo è stato preso sulle spalle da Gesù e come il carico è stato portato da lui, così noi siamo resi capaci dalla grazia di Dio di seguirlo. È l’amore che rende il giogo dolce e il carico leggero. Come egli ci ha amati, così noi dobbiamo amare lui e gli uni gli altri (Giovanni 13,34).

Forse dovremmo chiamarla «analogia cristologica»: come stanno le cose per Cristo in relazione al Padre, così stanno per noi in relazione a Lui e al Padre. Significa prendere sul serio, alla lettera, ciò che intende san Paolo quando parla di noi «in Cristo», o quando dice: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Galati 2,20).

Rendiamo grazie per questo dono di grazia che ci permette di vivere per Dio come Gesù ha vissuto – e vive – per Dio.

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