Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

sabato 22 agosto 2026

SETTIMANA 21 DOMENICA (ANNO A)

Letture: Isaia 22,19-23; Salmo 137 (138); Romani 11,33-36; Matteo 16,13-20

Nella Chiesa latina l’interpretazione predominante di questa lettura evangelica è stata di natura giuridica e legale. Nella Basilica di San Pietro la troverete in alto, intorno alla cupola: è il testo chiave (scusate il gioco di parole) per il potere delle chiavi conferito a Pietro e a sostegno della concezione che la Chiesa ha del ruolo del successore di Pietro nel governo della Chiesa. C’è una buona ragione per questa interpretazione tradizionale, come si evince anche dalla prima lettura.

Un certo Eliakim viene nominato maggiordomo del palazzo reale e lo strumento del suo ufficio è la chiave che gli viene consegnata. È una realtà ben nota: chi possiede la chiave per aprire le porte ha autorità e potere, o almeno ha accesso e influenza presso coloro che detengono autorità e potere. A quella roccia insospettabile su cui Cristo edifica la sua Chiesa, Simone Pietro, vengono date le chiavi del regno dei cieli. Egli non ha alcuna autorità né potere al di fuori di Cristo, ma gli vengono concessi accesso e influenza, oltre a poteri delegati per legare e sciogliere non solo sulla terra ma anche in cielo. Qualunque sia l’interpretazione che diamo del testo, si tratta di una dichiarazione straordinaria.

La conversazione tra Gesù e Pietro presenta anche altri aspetti. Stanno diventando amici e la chiave per il cuore di un amico è l’amore. Si tratta di un incontro personale tra loro, non solo di un interrogatorio dottrinale o di una delega giuridica. Man mano che trascorrono sempre più tempo insieme, Gesù e Pietro imparano a conoscersi sempre meglio. Gesù conosce già tutto ciò che c’è in Pietro, i punti di forza e i limiti della sua personalità e del suo carattere, e Pietro sta imparando a conoscere sempre di più Gesù. La domanda non è «che cosa dici che io sia», ma «chi dici che io sia». È una questione di conoscenza personale e, pertanto, implica quel tipo di fede e di amore che fanno sempre parte della conoscenza personale tra amici.

«Tu sei così», «tu sei così»: è un linguaggio familiare tra amici e innamorati, tra genitori e figli. Fa parte del dono dell’amicizia il fatto che possiamo permettere ai nostri cuori di aprirsi grazie alla chiave dell’amore, grazie alla fiducia che il nostro amico ripone in noi, e arriviamo a conoscere meglio noi stessi alla luce del suo amore. Lo stesso vale per lui o lei. Siamo incoraggiati nei nostri doni e accolti con gentilezza nelle nostre debolezze. «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», dice Pietro. La sua conoscenza e comprensione di Gesù sono cresciute e si sono approfondite fino a questo punto. Ciò che Gesù sarebbe stato in futuro – beh, questo rimane nascosto a Pietro per il momento, come vedremo continuando a leggere in Matteo 16, poiché nel giro di pochi versetti Gesù lo chiama «Satana», mentre Pietro ancora una volta fraintende la situazione. Ma Gesù sa bene cosa Pietro potrà diventare in futuro. «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». A volte è proprio questo che accade anche nelle normali amicizie umane: vediamo il cuore della nostra amica, i suoi doni e i suoi limiti, ma anche possibilità che forse lei stessa non vede. Immaginate un genitore che incoraggia un figlio o una figlia, vedendo ciò che potrebbero ancora diventare, quando il figlio o la figlia sono ostacolati dalla paura, dalla mancanza di fiducia in sé stessi o dal rifiuto da parte degli altri

La chiave dell’amore apre il cuore delle persone e permette a chi le ama di vedere chi sono e ciò che potrebbero ancora diventare. Quando si tratta di Gesù – il Cristo, il Figlio del Dio vivente – allora ovviamente Egli vede più profondamente di chiunque altro ciò che c’è nei cuori umani. Proprio per chi è, Egli può anche creare e trasformare, infondendo in noi doni e punti di forza che prima non sospettavamo nemmeno di avere. Possiamo immaginarlo che parli anche a noi, allora, e che dica: «Tu sei Giovanni e in futuro…», «Tu sei Maria e in futuro…» – cosa potrebbe avere in mente per noi per il futuro? Dobbiamo rimanere aperti a questo, chiedergli di rivelarcelo come lo ha rivelato a Pietro. All’inizio potremmo non comprenderlo appieno, così come Pietro non lo comprende appieno, ma ciò ci mantiene in relazione con Gesù e ci mette in cammino.

Gesù si riferisce già a noi nel Vangelo di oggi, poiché parla di Pietro e della sua fede, della sua amicizia con Gesù, come della roccia «sulla quale edificherò la mia Chiesa». Possiamo almeno trarne forza poiché, per quanto poveri siamo, siamo già la Sua Chiesa, costruita sul fondamento del rapporto di Pietro con Lui e chiamati (come dice la prima lettera di Pietro) ad essere «pietre vive che formano una casa spirituale» (1 Pietro 2,5).

Nel ringraziare Dio per i Suoi numerosi doni, in particolare per il dono di Suo Figlio, preghiamo affinché ci sia concesso il coraggio di permettergli di aprire i nostri cuori con la chiave del Suo amore (così come Egli ha già aperto il Suo cuore a noi con la chiave del Suo amore), di parlarci lì dentro, di dirci chi Egli sa che siamo e, soprattutto, di ascoltare da Lui ciò che Egli sa che potremmo ancora diventare. Tutto per la gloria di Dio, per il servizio della Chiesa e per la nostra salvezza.

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