Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

lunedì 17 agosto 2026

Settimana 20 Lunedi (Anno 2)

Letture: Ezechiele 24,15-24; Deuteronomio 32,18-21; Matteo 19,16-22

Il profeta Ezechiele interpreta la morte di sua moglie in relazione alla rottura del rapporto di Israele con Dio. Si tratta di una perdita tanto radicale e significativa quanto la morte di un coniuge. Ma, stranamente, il messaggio rivolto al profeta è che egli non deve piangere la sua perdita nei modi consueti, per mostrare al popolo che nemmeno loro devono piangere la perdita di Dio.

Cosa può significare? Forse significa che un tale lutto da parte del popolo non potrebbe che essere ipocrita, considerando il modo in cui hanno vissuto. Si tratterebbe di «lacrime di coccodrillo», come si suol dire. Lo stato del loro rapporto con Dio è talmente pessimo che qualsiasi lutto per l’allontanamento di Dio da loro risulterebbe irreale. Il lampo di ira alla fine della lettura, che prosegue nei versetti del salmo, sembra avvalorare questa interpretazione: «marcirai a causa dei tuoi peccati», conclude la lettura. In effetti, Dio sta dicendo loro: «Per quanto mi riguarda, siete morti».

Il giovane ricco nella lettura del Vangelo è chiamato a una sequela radicale di Cristo. Non deve limitarsi a osservare i comandamenti, come tutti sono chiamati a fare, ma deve vendere ciò che possiede, darlo ai poveri e poi seguire Gesù lungo il cammino che Egli sta percorrendo.

Ancora una volta, attraverso questo incontro, sentiamo la voce del Signore che dice al suo popolo: «Stare in relazione con me è una cosa seria». Implica scelte e impegni radicali. Cosa rende possibile a una persona fare ciò che Gesù chiede? Anche tra coloro che sono «ufficialmente» consacrati a seguirlo in povertà volontaria, quanti giungono effettivamente alla libertà interiore e alla fiducia che una tale consacrazione comporta?

«Hai dimenticato Dio che ti ha generato», dice il salmo. Troviamo il nostro senso di identità e di significato in vari luoghi – i beni materiali, un partner, la stima, il successo – mentre la nostra identità e il senso della nostra vita si trovano fondamentalmente in Dio, il Creatore che ci ha dato la vita e dal quale riceviamo tutto ciò che abbiamo e siamo.

Facciamo vari tentativi per liberarci da quella dipendenza, per essere autonomi rispetto a Dio, ma questi tentativi sono destinati a fallire perché sono costruiti sulla sabbia, sono irreali e falsi. Solo accogliendo e vivendo la chiamata radicale di Gesù, qualunque sia il nostro stato di vita, entreremo nella vera libertà. È quella libertà che deriva dall’accettare la nostra piena e permanente dipendenza da Dio per assolutamente tutto.

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