Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

lunedì 24 agosto 2026

Settimana 21 Martedi (Anno 2)

Letture: 2 Tessalonicesi 2,1-3a,14-17; Salmo 96; Matteo 23,23-26

Potremmo pensare che il linguaggio apocalittico appartenga a un altro luogo e a un altro tempo, che sia un modo di esprimersi a noi talmente estraneo e che richieda una tale interpretazione da renderci quasi impossibile trovare in esso un messaggio per noi stessi che non sia, nel migliore dei casi, inverosimile e, nel peggiore, folle. Ma l’attuale discorso politico negli Stati Uniti d’America sta diventando sempre più apocalittico.

Ormai da tempo siamo abituati a sentire la tribù della «destra» usare questo linguaggio. Ci viene detto che è in corso una grande battaglia tra le forze del bene e le forze del male. Ovviamente coloro che si identificano con questa tribù si considerano parte delle forze del bene. A loro si oppongono coloro che si identificano – o che vengono identificati – con l’altra tribù, «la sinistra»: democratici, liberali, di sinistra e qualcosa chiamato «lo Stato profondo».

Ora sembra che quest’altra fazione si sia unita a loro, almeno nel condividere questa visione manichea del mondo. Anche «la sinistra» ha iniziato a parlare di una grande battaglia in corso tra le forze del bene e quelle del male. Solo che – presumibilmente – ora sono loro ad appartenere alle forze del bene, mentre la fazione di destra – o coloro che essi identificano come appartenenti ad essa – rappresenta le forze del male.

San Paolo, nella prima lettura della Messa di oggi, dice ai Tessalonicesi di non lasciarsi turbare né sconvolgere da un linguaggio così apocalittico. «È giunto il giorno del Signore», «la fine è vicina», «la grande battaglia di Armageddon è in corso»: questo è sempre il tenore di tale linguaggio. La sua plausibilità nel nostro momento attuale è rafforzata dalla piaga che ha paralizzato il mondo. Ma, dice Paolo, dovete invece affidarvi alle tradizioni che avete ricevuto attraverso la predicazione degli apostoli. Rivolgetevi a Gesù affinché incoraggi i vostri cuori e li rafforzi in ogni buona opera e parola.

Nella lettura del Vangelo troviamo Gesù stesso che parla della stessa cosa. Non lasciatevi ingannare dai diffusori di miti promossi per sostenere la ricerca di potere da parte delle persone e non lasciatevi ingannare dal clamore e dalla presentazione appariscente che danno di sé stessi.  Gesù si rivolge innanzitutto ai farisei, il gruppo religioso a cui era più vicino. Dimenticate la presentazione, che è sempre più o meno ipocrita, e concentratevi invece sulle cose più importanti: il giudizio, la misericordia e la fedeltà. Le buone azioni e le parole hanno origine all’interno degli esseri umani e non provengono dall’esterno. Sforzatevi di vedere con chiarezza e di trovare maestri e leader che vedano con chiarezza riguardo a queste questioni di giudizio, misericordia e fedeltà. Troppo spesso i nostri maestri e leader sono più o meno accecati dai propri interessi, dai propri pregiudizi, dai propri desideri: sono più o meno guide cieche.

John Hume, un leader politico rispettato da tutti coloro che lo conoscevano, è morto di recente. Era una persona che cercava di essere un maestro e una guida capace non solo di vedere i pregiudizi coltivati, le ingiustizie subite e le aspirazioni perseguite dalla propria tribù, ma anche di vedere quelle cose nella tribù avversaria. Cercava di guardare oltre tali definizioni, verso un’umanità comune che tutti, in modi più o meno distorti, cercavano di servire. Il cambiamento più difficile da realizzare, diceva John Hume, è quello che avviene nei cuori delle persone.

Mentre cresce la pressione affinché «scegliamo da che parte stare» nella grande battaglia – da quale lato del campo da tennis ti trovi, a sinistra o a destra? – è salutare ricordare che sia la sinistra che la destra hanno portato le proprie paure e l’oppressione degli altri fino al punto di istituire campi di concentramento. Che tu finisca da una parte o dall’altra non sembra fare molta differenza alla fine: il modo in cui verrai trattato dai tuoi simili sarà più o meno lo stesso.

Ovviamente occorre qualcos’altro, un altro punto di osservazione da cui scrutare il campo di battaglia. Tuttavia, la ricerca di un altro punto di osservazione sembra condurre, prima o poi, al colle del Calvario. Fu da lì che il nostro Signore crocifisso osservò la scena umana, assumendo su di sé tutte le sue paure e crudeltà, per abbattere il muro di ostilità che divide l’umanità in tribù, per rendere entrambe una sola cosa mediante lo spargimento del suo sangue innocente (l’unico sangue veramente innocente?).

Ma oggi Egli ci offre una prima indicazione con cui possiamo iniziare fin da subito: «Purificate prima l’interno del calice, affinché anche l’esterno sia puro». È forse troppo mite per un mondo che in molti luoghi è fisicamente violento, e già così violento nel linguaggio in molti altri ancora?

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