Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

martedì 26 dicembre 2017

IL VERBO SI FECE CARNE PERCHÈ ANCHE NOI POSSIAMO VIVERE NEL MONDO REALE

26 Dicembre - SANTO STEFANO


In The Stolen Child, una delle prime poesie di W.B.Yeats, troviamo il seguente ritornello:

'Vieni, fanciullo umano!
Vieni all’acque e nella landa
Con una fata, mano nella mano,
Perché nel mondo vi sono più lacrime
Di quanto tu non potrai mai comprendere'.

È una poesia funesta, bella e suggestiva. Parla della seduzione della mistica e dell’attrazione del soprannaturale. Quello angelico, quello filosofico, qualsiasi religione naturale: queste cose sono potenti e attraenti. Da giovane Yeats stesso era molto coinvolto nello spiritualismo esoterico, pseudo-mistico. Il bambino umano rubato dalle fate, sedotto dal loro mondo, vivrà in eterno, ma non sarà una vita umana. Il prezzo che deve pagare è quello di rinunciare a tutte le esperienze propriamente umane del mondo. Egli non godrà più dei piaceri dei sensi nel modo in cui gli esseri umani fanno. Né soffrirà nel modo proprio degli esseri umani. Abbandonando la sofferenza ordinaria, il dolore e la desolazione, alla ricerca di emozioni, distrazione e compagnia, si ritrova invece in un mondo crepuscolare, disincarnato, libero dal legame del tempo e dello spazio, ma vuoto, alla deriva, inutile. Il mondo perde i suoi colori ed i suoi profumi, il suo sapore, sensazioni e suoni.

La commercializzazione del Natale è così volgare ed esplicita che non pone gravi minacce al vero significato della festa cristiana. È chiaro, infatti, che non è quello il suo senso.  Più pericolosa è la ‘sentimentalizzazione’ del Natale, quando lo si trasforma in qualcosa di dolce ed emotivo che può essere scambiato con la realtà. Non è di questo che si tratta, la nascita di un bambino nel buio dell'inverno? Ahh! Sì, a condizione che diciamo molto di più del bambino e dell'oscurità che è venuto a disperdere. La celebrazione del martirio di Santo Stefano sulla scia del Natale ci salva dal troppo sentimentalismo.

L’Infante Cristo è nato in questo mondo reale che vive i propri problemi e le proprie ansie, pianto e lotta, depressioni e delusioni e tradimenti, discorsi di guerra e ostilità, dimenticanza di Dio e dei poveri, culto degli idoli e spaccio di miti. Vieni, fanciullo umano, vieni all'acque e nella landa, con una fata, mano nella mano. C'è troppo pianto, troppa sofferenza, troppo dolore. Non è forse questo ciò che la religione dovrebbe assicurare, conforto nel dolore, consolazione nella sofferenza, sicurezza per chi è nel disagio psicologico? La grande fuga.

Gesù prepara i suoi discepoli per situazioni nelle quali saranno odiati da tutti. Stefano deve affrontare persone infuriate che digrignano i denti. Coloro che cercano di essere fedeli a Gesù e al suo insegnamento saranno consegnati ai tribunali, flagellati nelle sinagoghe, trascinati davanti a governatori e re. Essi saranno portati nei tribunali e rilasciati, respinti e detestati, scherniti e temuti. In tali circostanze, si è tentati di tradurre il tutto in qualcosa di 'spirituale', forse anche di 'mistico'. Non politico, o fisico, o storico. Qualcosa di gradevole, elevato, facendo un passo indietro da tanta roba torbida, invece di esserne immersi e andare al sodo. Le persone criticano la Chiesa accusandola di essere troppo distaccata dal mondo 'reale' e di essere troppo coinvolta nel mondo 'reale'. Deve mettersi più in gioco. Non deve ficcare il naso.

La morte di Stefano, sulla scia del Natale, ci salva dai mondi fatati del sentimentalismo, della falsa spiritualità e dello pseudo-misticismo. Il Principe della Pace è nato in un mondo che è sempre in guerra. La sua presenza sposta i termini di quella guerra su un altro piano perché egli è venuto con una spada, portando il fuoco. Il fuoco è lo Spirito che possiede il bambino umano e che lo conduce, non nel paese delle fate, ma più in profondità nel mondo umano, ancora di più nelle sue complessità e difficoltà, nel fondo del calice bevuto dal Figlio dell'uomo, il luogo di amarezza e lacrime, il luogo dell'amore e della pienezza della vita umana. Perché lo Spirito è Spirito dì verità e quindi di vita, giustizia e dignità.

1 commento:

  1. Vero ricordare il martirio di Santo Stefano ci riporta alla realtà e uscire da quel sentimentalismo magico del Natale ma io vedo in questo Santo è nella sua morte il trionfo dell'amore. Ha vinto la paura (perché sicuramente ha avuto paura) ha avuto il coraggio di amare e testimoniare il suo amore fino a morirne perché amare avere il coraggio di amare significa avere si paura ma vincerla. Solo in amore con amore e per amore si superano mille ostacoli si abbattono mille barriere si vincono sfide impensabili e questo Santo ce lo testimonia

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