Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

giovedì 28 maggio 2026

Settimana 08 Giovedi (Anno 2)

Letture: 1 Pietro 2,2-5.9-12; Salmo 100; Marco 10,46-52

«Che cosa vuoi che io faccia per te?». Nel Vangelo di oggi Gesù pone a Bartimeo esattamente la stessa domanda che aveva rivolto a Giacomo e Giovanni nel Vangelo di ieri. Spesso ci incoraggia a pregare il Padre nel suo nome, chiedendo in modo semplice e diretto ciò che desideriamo. Così Bartimeo chiede in questo modo, e lo stesso fanno Giacomo e Giovanni.

Ma la reazione alle richieste in ciascun caso sembra molto diversa. Bartimeo chiede la cosa più ovvia, cioè di poter vedere. Potremmo persino chiederci perché Gesù abbia avuto bisogno di porre la domanda: sicuramente ciò che il cieco desidera è vedere. Ma c'è un livello più profondo in questo, come in Giovanni 9 dove leggiamo di un uomo cieco dalla nascita. Perché si tratta anche di quel tipo di visione che chiamiamo «fede», che permette a una persona di «vedere» Gesù non solo nella sua realtà fisica e nella sua presenza, ma per quello che è: il Signore, il Salvatore, il Figlio di Dio, Colui che è stato mandato dal Padre.

Bartimeo è in contatto con il proprio semplice bisogno. Il suo desiderio, espresso in modo semplice e onesto, incontra in Gesù una risposta più ampia e profonda del suo desiderio. Alla fine non solo riceve la vista, ma «seguì Gesù lungo la strada». Era diventato un discepolo.

Giacomo e Giovanni sono già discepoli, ma fanno fatica a rimanere con Gesù lungo il cammino. Sono più avanti nel viaggio rispetto a Bartimeo, già annoverati tra «i santi» che riconoscono che Gesù è un profeta mandato da Dio. Ma, come dice la prima lettura di oggi, «anche i santi di Dio non riescono a raccontare le meraviglie del Signore». Sembra che ci siano nuovi momenti di cecità da sperimentare lungo il cammino, anche per coloro che vedono fisicamente e che, fino a quei momenti, erano stati in grado di vedere anche spiritualmente.

«Egli scruta le profondità e penetra nel cuore; comprende il loro intimo». Nel nostro intimo ci ritraiamo, inevitabilmente, dalla destinazione verso cui Gesù ci sta conducendo. Nel nostro intimo indietreggiamo davanti allo splendore e alla precisione della luce che la sua verità fa risplendere nei nostri cuori. Possiamo quindi dire che le due conversazioni sono esattamente le stesse. Gesù chiede cosa può fare per le persone. Loro glielo dicono onestamente. Egli risponde partendo dalla piena verità della loro situazione e questo significa una cosa per Bartimeo che sta intraprendendo il cammino di seguire Gesù e un’altra cosa per Giacomo e Giovanni che sono già ben avanzati in quel cammino.

Chiedere di vedere è sempre bene. Chiedere di sedersi accanto a Gesù nel suo regno è sempre bene. La difficoltà sta nel fatto che abbiamo un’idea di cosa significhi la prima richiesta, mentre non capiamo cosa significhi la seconda. C’è un calice da bere, un battesimo in cui immergersi, una passione da affrontare.

Cominciamo con la verità che conosciamo, per quanto umile, e con la cecità di cui siamo consapevoli, per quanto fisica. Saremo condotti, inevitabilmente, verso una cecità più profonda, una luce più brillante. Il modo per rimanere sulla strada giusta è sempre quello di rispondere onestamente alla domanda: «Cosa vuoi che io faccia per te?». Ebbene, cosa è? Per oggi? Dillo in modo semplice e diretto, e vediamo a che punto siamo nel viaggio.

Nessun commento:

Posta un commento