Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

lunedì 12 dicembre 2016

DIO PUÒ USARE CHIUNQUE COME STRUMENTO PER COMUNICARE LA SUA SAGGEZZA

AVVENTO - 3a Settimana, Lunedì


Una delle cose più sorprendenti nella Cappella Sistina è la presenza delle Sibille tra i profeti dell'Antico Testamento. A una certa altezza nella cappella, in alternanza con le figure dalla lunga barba di Isaia, Geremia e degli altri, troviamo le Sibille della Libia, di Delfi e così via. Sono le profetesse visionarie pagane associate a diversi santuari del mondo antico. Si tratta di un’espressione, nell'architettura e nell'arte, di una particolare comprensione della rivelazione di Dio, che è in modo unico data agli Ebrei e, attraverso di loro, al mondo, ma che non è priva di testimoni anche in tutte le culture e civiltà. Le parole delle Sibille sono considerate anche come 'messianiche', ad esempio i poemi di Virgilio, testi in cui si trovano suggerimenti, indizi e premonizioni dell'Incarnazione del Verbo. Tali scintille di rivelazione devono essere trovate ovunque gli esseri umani entrino profondamente nella ricerca della saggezza.

Balaam, un profeta di Moab, i cui oracoli ascoltiamo nella prima lettura di oggi, è posizionato, nella Cappella Sistina, tra le profetesse pagane e il più grande dei profeti, Giovanni Battista. È un 'pagano' che sembra essere in grado, tuttavia, di parlare in nome del Signore. Il Battista è chiaramente, intimamente coinvolto nella predicazione e nell'opera di Gesù. Le profetesse e i profeti pagani, anche se da una grande distanza, sono in qualche modo coinvolti nell’opera di Cristo. Balaam serviva il suo padrone Balak, re di Moab. Minacciato dagli ebrei invasori, Balak chiese a Balaam di dirgli quello che egli vedeva riguardo questo popolo. Anche se è un moabita, sembra che Balaam abbia creduto nel Signore, il Dio d'Israele. Perlomeno, egli ha accesso al pensiero di Dio riguardo il destino del Suo popolo.

Così noi riceviamo questi bei poemi con qualche immagine familiare dell’Avvento - 'il re di Giacobbe sarà più grande e il suo regno sarà esaltato' - e ciò che possiamo ascoltare ora come una profezia di Colui che deve venire - 'Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele '. Come tutti i profeti, Balaam dice più di quanto non si renda conto di dire. Nella prospettiva di Dio, il profeta in realtà non sa di che cosa sta parlando. Dal nostro punto di vista, questo antico veggente pagano diventa un poeta dell'Incarnazione.

Che cosa significa questo per il nostro insegnamento e la nostra predicazione? Chiaramente ci sono stabiliti e autorevoli canali lungo i quali la predicazione del Vangelo ha luogo e dove ci aspettiamo di trovarlo. Ma ci sono molti altri luoghi nei quali siamo in grado di raccogliere suggerimenti, premonizioni, scorci di verità su Dio e sui rapporti di Dio con il mondo. Tutte queste persone - profeti, pagani, sacerdotesse - sono figli di Dio e quindi nessuno di loro è escluso dalla possibilità di essere un canale della verità di Dio per gli altri. Verità che può essere intimamente nascosta in ciò che devono dire. Può essere al di là della loro comprensione del tutto. Ma Dio può usare ciascuno di noi come strumento per comunicare la Sua presenza e la Sua saggezza.

Giovanni Battista è il più grande dei profeti. Ciò non significa che anche il più piccolo di loro, persino un nemico di Israele come Balaam, non possa essere usato da Dio per il bene della Sua opera nel mondo.

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