Un regalo più grande non potevi farmi, uno zampillo d’acqua fresca dopo giorni e giorni in un deserto che sai bene quanto arido. Sarò all’altezza di questo dono, lo prometto a me stessa.
Etty Hillesum

Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!
Caterina da Siena

lunedì 25 dicembre 2017

BELLEZZA DELLE PAROLE, BELLEZZA DELLA PAROLA DI DIO

NATALE - MESSA del GIORNO

Queste sono tra le più belle letture che si possano scegliere in tutte le Scritture. 'Come sono belli sui monti i piedi di coloro che recano una buona notizia', le sentinelle che annunciano il ritorno del Signore. 'Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio'. 'In principio era il Verbo, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose, che era la vita e la luce degli uomini’: l'essere, la vita, la comprensione. E 'anche se la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo'. 'Il Verbo si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi e noi abbiamo visto la sua gloria'.

Come perle o diamanti preziosi si può permettere allo splendore di queste frasi di illuminare le nostre menti e lentamente nutrire i nostri pensieri. La loro lettura pubblica deve sicuramente toccare anche il nostro cuore. Forse hanno il potere che hanno non solo perché sono testi bellissimi in se stessi, ma per la funzione che hanno nella lunga tradizione centenaria della Chiesa. Mentre li ascoltiamo, sappiamo che anche i nostri antenati hanno ascoltato queste parole, si sono chiesti il loro significato, sono stati incoraggiati e animati da ciò che esse rivelano.

Possiamo sperimentare reazioni simili di fronte alla grande letteratura di ogni genere, un sonetto o soliloquio di Shakespeare, un passo di Dante o Milton, nei tempi moderni una poesia di Seamus Heaney, o alcune pagine di Sebastian Faulks, o la visione di un meraviglioso film ... la letteratura ha questo potere, di evocare sensazioni e identificazioni, di porre a noi le questioni di senso e fine. Tutte le parole di valore, parole che portano la verità, o che sono belle, o parlano di bontà, sono scintille della Parola. Vengono da e puntano verso la Parola increata originale che era con Dio all'inizio e era Dio. Ogni verità, tutta la bellezza, tutta la bontà si manifestano nel pronunciare quella Parola. Tutto l'essere, tutta la vita, tutta la conoscenza e la comprensione, sono stabilite nel proferire quella Parola.

Tutto ciò potrebbe costituire un problema per qualcuno, così meraviglioso come sembra! Se Dio non esiste, per esempio, allora non ci può essere il Verbo increato originale di Dio. I filosofi e gli scrittori ancora oggi stanno sollevando la questione della finalità delle cose, che descrive il livello tipicamente umano della nostra esperienza e il modo in cui il mondo sembra aver bisogno di un destino, un principio di forma e di guida che evoca, forma e disegna progressivamente le cose. La gente parla della spiritualità che c'è nell'arte, nella musica e nella poesia, ciò che evoca e tira fuori in loro, il senso di qualcosa di misterioso al cuore della nostra esperienza.

Alcuni potrebbero avere problemi in un altro senso: cosa può significare che 'il Verbo si fece carne', questa identificazione del Verbo increato originale con un essere umano, Gesù di Nazareth, Gesù chiamato il Cristo? Quel nome che compare nel grande prologo del vangelo di Giovanni dovrebbe scuoterci e disturbarci. Sappiamo che sta arrivando: Giovanni ci prepara a lui parlando del suo omonimo, Giovanni il Battista, che testimonia la luce che è venuta dopo di lui. In un certo senso, quindi, non siamo sorpresi quando la dimora di Dio con noi si identifica con Gesù Cristo. In un altro senso, come può la pienezza della divinità essere trovata, essere contenuta in un solo individuo umano?

Questa è la domanda che Gesù pone più avanti ai suoi discepoli: chi dite che io sia? La grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo, Giovanni ci dice. 'Grazia e verità' è l'amore saldo e fedele così ben attestato, nell'Antico Testamento, come il carattere del Signore, il Dio d'Israele. Abbiamo percorso una lunga strada dal momento in cui il Signore è stato inteso come un Dio tribale in lotta per il suo popolo eletto, che caccia via gli altri popoli e i loro dei. Abbiamo percorso una lunga strada anche dall'universalismo del profeta Isaia, che prevedeva l'arrivo di tutti i popoli in Sion per adorare il Dio di Israele. Abbiamo qui un compimento delle profezie di Ezechiele, secondo le quali Dio sarebbe venuto lui stesso per pascere il suo popolo, per cercarlo, per guarirlo, per prendersi cura di loro e riconquistarli con la sua tenerezza e il suo amore. 'La grazia e la verità', in altre parole la natura divina, sono venute nel mondo per mezzo di Gesù Cristo.

La nostra fede, allora, non è solo una spiritualità. La nostra è una religione fisica, ci chiede di credere in eventi e persone in carne ed ossa, che vivono e agiscono nel nostro spazio e nel nostro tempo. In un certo senso, la spiritualità è facile. Paradossalmente, è a portata di mano. Siamo in grado di passare facilmente dal sentimento all'emozione, al sentimento profondo e alla compassione, a un senso di qualcosa di misterioso che si apre attraverso ciò: è ciò che la musica, la poesia e la grande arte fanno in noi.

Più difficile da credere è la presenza del Dio creatore nell'impotenza di un bambino appena nato. Non solo nel senso che ogni neonato è, come giustamente crediamo, un dono di Dio. Ma la convinzione che in questo particolare neonato, figlio di Maria e come si suppone anche di Giuseppe, il Verbo increato originale, immutabile con il Padre nell'eternità, diventa uno di noi.

Una rapida riflessione ci assicura che questa è l'unica cosa che vale la pena di credere. Tutte le altre interpretazioni delle letture, come quelle che sentiamo oggi - più razionaliste, più intellettuali, più spirituali, le interpretazioni più letterarie - tutte queste ci lasciano esattamente dove eravamo prima. Con sentimenti ammirevoli e domande, sì. Ma la convinzione che in Gesù Cristo Dio diventa visibile, che il mistero al cuore della realtà si è rivelato in forma umana: questo è qualcosa che vale la pena di credere e ha implicazioni immediate per il modo in cui valutiamo noi stessi, la nostra carne, la nostra animalità, il nostro corpo, la nostra dignità di ciò che siamo. Egli non è un visitatore angelico da un altro piano così come non ci sono visitatori angelici intrappolati in corpi animali. Egli è un essere umano come noi, in realtà più umano di noi.

Ecco una poesia che lo esprime bene. È di Edwin Muir. Può essere letta come una bella descrizione dell’esperienza di incontrare un'altra persona e innamorarsi. Ma cerchiamo di interpretarla oggi, il giorno di Natale, nel registro delle letture della Scrittura che abbiamo appena ascoltato. Ascoltiamo questa poesia come se parlasse di Gesù Cristo, della nostra esperienza di incontro con Lui, del fatto che Egli è la Parola o Sapienza di Dio per mezzo della quale tutte le cose sono state create:

Sì, il tuo, amore mio, è il vero volto umano.
Lo avevo atteso a lungo nel mio animo,
Vedendo il falso e cercando il vero,
Poi ho trovato te come d’improvviso un viaggiatore
Trova un luogo accogliente in mezzo a sperdute
Valli e rocce e strade contorte. Ma te,
Come ti chiamerò? Una sorgente nel deserto,
Una fonte d’acqua in un paese arido,
O qualunque cosa onesta e buona, un occhio
Che rende tutto il mondo luminoso. Il tuo cuore aperto,
Semplice nel dare, dà l’atto primigenio,
Il primo mondo buono, il fiore, il seme alato,
Il focolare, la terra ferma, il mare errante;
Non belli né rari in ogni loro parte,
Ma simili a te, com’erano creati ad essere.

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